Il buio è Fitto, il disegno Palese

Oscar per la migliore campagna elettorale per le regionali del 2010?

[via Civati]

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5 risposte a Il buio è Fitto, il disegno Palese

  1. Ismaele ha detto:

    Ha sicuramente il mio voto.

  2. vitt80 ha detto:

    Mi dispiace ma non sono affatto d’accordo e temo che la suggestione che esercita un messaggio del genere sia dovuta soprattutto alla disinformazione che regna sovrana sull’argomento delle rinnovabili.
    Lo sviluppo selvaggio degli impianti fotovoltaici in Puglia, dovuto in gran parte alla Legge Regionale n. 31/2008 voluta da Vendola (che velocizza molto l’iter autorizzativo per l’installazione di impianti fotovoltaici della potenza fino ad 1 MW e che è attualmente al vaglio della Corte Costituzionale perché difforme da quanto prevede la legge nazionale applicabile), sta causando grossissimi problemi al territorio.
    Non so se avete mai avuto il piacere di addentrarvi in un campo sul quale siano collocate celle fotovoltaiche a terra (cioè installate direttamente sul suolo). Ogni pannello è grosso in media 1,95 mt x 1,50 e le varie file sono posizionate in stringhe senza soluzione di continuità, lunghe parecchie centinaia di metri. Sotto i pannelli che si usano per questi impianti la luce non passa. La conseguenza è che: 1) i terreni su cui si posizionano i pannelli (parliamo di decine di migliaia di mq occupati per produrre un solo MW di energia, peraltro a flusso non costante) si desertificano, perché non possono essere coltivati in quanto perennemente ombreggiati e per una serie di problemi tecnici; 2) si sottrae spazio all’agicoltura, che già in Italia soffre per via di un sistema di grande distribuzione che privilega i prodotti di importazione a bassissimo costo, piuttosto che quelli locali; 3) si interrompono tradizioni agronomiche antichissime: considerato che la vita di un impianto fotovoltaico normalmente è di 20-25 anni, non è affatto scontato che coltivazioni che vengono interrotte per tutto questo tempo possano poi essere riprese con tanta scioltezza. La penalizzazione del settore agronomico è particolarmente grave in un Paese come il nostro, che sul terreno manifatturiero ed industriale è sempre più penalizzato dalle potenze emergenti, mentre deve moltissimo alla sua produzione agroalimentare (l’unica cosa che cinesi, indiani e brasiliani non possono copiarci per ovvi motivi).
    Pochi giorni fa sono stata in Molise, dove invece ci sono progetti interessantissimi sul fotovoltaico, che non contemplano il collocamento degli impianti per terra ma su serre, di modo tale da non desertificare il territorio, da favorire al massimo le colture locali e da creare occupazione vera (cosa che gli impianti fotovoltaici puri, che sono mere iniziative imprenditoriali e speculative, non fanno assolutamente, perché non hanno bisogno di gente che ci lavori, se non in numero molto limitato).
    Aggiungo inoltre che le fonti rinnovabili, per lo meno al momento attuale, non sono assolutamente in grado da sole di sopperire ai bisogni energetici di un paese come il nostro, sia perché si tratta di flussi energetici discontinui (non è sempre detto che ci siano sole e vento, sono fattori intermittenti, e questo tipo di energia non è facilmente immagazzinabile), sia perché se si volesse ricavare l’energia solo dalle fonti rinnovabili si dovrebbe usare un’estensione di territorio tale che nessun paese già densamente popolato come l’Italia può reperire.
    Faccio inoltre presente che anche il fotovoltaico produce le sue scorie, perché i film di silicio che sono presenti nei pannelli (e che servono a produrre energia) non sempre sono facilmente recuperabili (o lo sono a costi molto alti).
    Non è un caso che paesi come Francia e Germania, che sono all’avanguardia in fatto di rinnovabili, si guardino bene dallo smantellare le loro centrali atomiche. Il motivo è semplice: al momento, non se ne può fare a meno, pensando di sopperire a tutti i bisogni solo con le fonti rinnovabili. Sono necessarie tanto le une quanto le altre.
    Il problema, semmai, è pianificarne l’interazione.
    Tutto questo, però, è difficilmente comprimibile in uno spot di 58 secondi e non eserciterebbe troppo fascino sull’elettore medio. Meglio dunque i disegnini con il sole e le pale (tanto carini, per carità), condito da una spruzzatina di paranoia anti-berlusconiana. Mi sembra un metodo piuttosto sbrigativo e deprimente.
    Da Vendola (che peraltro stimo molto) mi sarei aspettata un’onestà intellettuale decisamente maggiore.
    Peccato.

  3. batta ha detto:

    Wow, mi sa che prima di fare altri post su questo tema ci devo pensare bene, sei un’esperta!🙂

    Innanzitutto, nonostante tutti i problemi che hai sottolineato, continuo a pensare che le fonti rinnovabili siano fondamentali (non da sole ovviamente). E continuo a preferire una politica che le incentiva.

    Poi capisco che le cose siano sempre più complicate di quanto appare, che dietro a ogni scelta si nascondono conseguenze, in questo caso negative per l’ambiente, ma se facciamo una valutazione costi/benefici complessiva non penso che le fonti di energia tradizionali possano essere migliori di quelle alternative…
    Tu cosa ne pensi?

  4. vitt80 ha detto:

    Oggi come oggi, non è detto che un bilancio costi/benefici dia un risultato favorevole alle rinnovabili sempre e comunque. Dipende da molti fattori.
    In ogni caso, penso che si debba puntare sulla ricerca, per riuscire a sfruttare sempre meglio le fonti rinnovabili, e naturalmente incentivarle, ma tenendo ben presente che, per il momento, non si può fare affidamento solo su quelle.
    E penso inoltre che le idee debbano nascere in un contesto ampio, di visione del futuro che si vuole: rinnovabili sì, ma non a scapito di mille altre cose. Ci deve essere un disegno complessivo di sostenibilità dello sviluppo del territorio, di meccanismi di produzione e di sistemi economici “amici dell’uomo”.
    Buttare pannelli e pale quà e là non basta.
    Questo penso!

  5. vitt80 ha detto:

    per intenderci, questa è la mia idea di sviluppo sostenibile. Può sembrare leggermente fuori tema, ma in realtà non lo è.

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_18/la-rivoluzione-lenta-dei-cibi-autentici-fumagalli_d53fcd82-3269-11df-b043-00144f02aabe.shtml

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