Che fare?

E’ più di un mese che non scrivo sul blog, e non è che prima il ritmo fosse molto migliore. Non so se in questi casi servono delle scuse ai miei lettori, ma è comunque evidente che qualcosa non va, e credo che i motivi per la scarsa frequenza di aggiornamento siano vari: innanzitutto, esiste una vita reale fuori da qui, e in alcuni periodi è veramente difficile riuscire a districarsi tra gli impegni e trovare del tempo libero (a meno che non lo si voglia sottrarre al sonno).

Diciamo anche che ha contribuito ad affievolire la mia passione nello scrivere la ripetitività e scarsa qualità delle notizie da commentare: mi occupo soprattutto di politica, perchè è ciò che mi piace, ma trovarsi di fronte sempre alle stesse situazioni, da commentare sempre nello stesso modo, di certo non stimola la scrittura.

Penso di essere uno dei tanti che negli ultimi tempi si è trovato a fare i conti con un cambiamento del modo di stare su Internet, e mi spiego: sempre più spesso i blog vengono lasciati senza aggiornamenti per settimane o mesi, o addirittura chiusi, perchè i loro proprietari si dedicano a un diverso tipo di comunicazione sui Social Network. Scrivere un post richiede concentrazione, tempo, e molta più elaborazione mentale rispetto a un semplice messaggio di poche parole, col quale si esprime un concetto chiaro ma senza elaborarlo, se non nei commenti successivi (che si trasformano spesso in appassionate discussioni). Friendfeed è l’emblema di questa tendenza, e infatti a quanto sembra gran parte della blogsfera italiana (ma avrà ancora senso chiamarla così?) è attiva da quelel parti.

Terzo problema, sempre collegato agli altri, è che ampliare il numero di fonti che seguo su Internet vuol dire dover spendere più tempo nel leggere ciò che producono (sempre pensando che “potresti perdere qualcosa di importante”), ma soprattutto sempre più spesso scoprire che c’è qualcuno che ha già espresso lo stesso identico pensiero che hai tu su un argomento. E allora cominci a chiederti: scrivo lo stesso un post, ripetendo quanto già detto, considerato che chi legge questo piccolo blog probabilmente seguirà anche il “famoso blogger x”? Lo cito come fonte? Non conviene allora fare solo una segnalazione del link al quel post, dato che riflette il mio pensiero?

Detto ciò: che fare? un blog che non viene aggiornato va chiuso definitivamente? O piuttosto va lasciato “galleggiare” così, in attesa di uno sporadico post che nessuno leggerà (perchè più scrivi più attiri visitatori, e infatti gli effetti della mia assenza si vedono)? Una terza via potrebbe essere quella di provare a ripartire: magari anche con una nuova grafica, ma soprattutto con la consapevolezza che scriverò commenti articolati quando lo riterrò opportuno e soprattutto quando riuscirò, ma per il resto i post si potranno limitare a una segnalazione di un link o una notizia, magari senza immagine (avete idea di quanto ci vuole per trovare quella giusta?), e con un brevissimo commento.

Io la mia idea ce l’ho, ma vorrei sentire cosa ne pensate voi, miei 25 lettori.

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5 risposte a Che fare?

  1. alice ha detto:

    A me farebbe piacere che Tu ripartissi. Nella forma che Ti è più congeniale in questo momento.
    Le Tue segnalazioni e i commenti degli altri frequentatori del blog mi sono di stimolo, perciò perchè rinunciarvi?
    Tra l’altro, spesso, i commenti brevi sono i più incisivi!

  2. lux ha detto:

    Vorrei esprimere un’opinione- in merito alla “scarsa qualità delle notizie”- citando Schopenhauer: “I quotidiani sono la lancetta dei secondi nell’orologio della storia. Lancetta che non solo è stata fabbricata quasi sempre con metalli meno nobili di quelli delle altre due lancette, ma che ben di rado indica il tempo giusto.” Le altre questioni sono di natura squisitamente personale motivo per cui mi astengo da ogni valutazione.
    P.S. In ogni caso…è sempre bello leggerTi

  3. Ale ha detto:

    Stai passando esattamente la fase che ho passato io (io per ben due volte). Arrivai ad un punto in cui mi accorsi che scrivevo poco nel blog e quando lo facevo era per contenuti, per me, ritenuti di bassa “qualità”, o meglio, di scarso interesse per i lettori. Mettici pure Twitter e FriendFeed, ormai diventati molto più intuitivi e veloci e che ormai mi hanno assorbito. Arrivai, come te, alla fatidica domanda “… ok, ha senso tutto questo? Che faccio, continuo?”.

    Non c’è un modo per spiegarti bene come ho scelto di continuare, a modo mio. Mi viene un esempio cinematografico. Hai mai visto “V per Vendetta”? La scena in cui Ivy capisce che le torture erano tutto frutto di V, apre la porta e si ritrova in casa sua. In quel momento si incazza e le manca il respiro e V le dice una frase (che non ricordo precisamente): “Respira profondamente, assapora questo momento, mettici tutta te stessa perché potrebbe essere il momento più importante della tua vita”. In quel momento lei capisce cosa vuol dire essere “liberi”.

    Ecco, tu in questo momento sei Ivy. Stai capendo cosa vuol dire scrivere su Internet, ci stai ragionando su e stai facendo auto critica. Superato questo ostacolo, indipendentemente da cosa sceglierai di fare, avrai capito cosa vuol dire e come si fa ad essere un blogger.

    🙂

  4. roy ha detto:

    Sono meno profondo di Ale, ma credo che la riflessione sia utile.
    Questo blog ha il pregio di avere un equilibrio tra tre componenti di ciò che il lettore vede, e cioè titolo, foto e testo; strumenti di comunicazione e dimensioni ottimali, soprattutto se accompagnati, come spesso capita, da link che puoi usare per approfondire.
    Quanto al fatto di ‘perdere qualcosa di importante’ mi sembra ininfluente: è semmai vero che qui si trovano – ed è un grande pregio – notizie diverse da quelle “battute” dall’informazione maggiore, o viste sotto un angolo originale.
    I lettori per cui Manzoni pensava di scrivere erano quindici; tu sei già meglio

  5. batta ha detto:

    Ok grazie mille a tutti! Confermate la mia idea e cercherò di fare il possibile per ridare un po’ di vita a questo piccolo blog!

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