Paura di Internet?

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In questi giorni su molti blog e siti specializzati in rete si è aperto il dibattito sull’atteggiamento dei nostri politici nei confronti di Internet. Riporto qui di seguito una parte di un articolo di Francesco Costa che fa il punto sull’argomento (i link sono miei, per fornirvi spunti di approfondimento).

[…]

Si è discusso parecchio in rete della proposta del senatore dell’Unione di centro Gianpiero D’Alia, un emendamento al decreto sicurezza – già approvato al Senato, sarà legge se passerà anche alla Camera – volto a dare al ministro degli interni il compito di disporre filtraggi e addirittura oscuramenti per quei siti internet su cui si leggano «apologie di reato o istigazioni a delinquere». Facebook e Youtube, per fare due esempi, rischierebbero di essere interamente oscurati se comparisse anche un solo messaggio di incitamento a Totò Riina. Mentre al caso dell’emendamento D’Alia iniziava a interessarsi la stampa estera – con toni oscillanti tra l’allarme censura e la presa in giro –  un deputato del Popolo delle libertà, Roberto Cassinelli, ha presentato alla Camera un emendamento volto a eliminare l’assurdo principio dell’oscuramento e istituire un tavolo tecnico per una legislazione organica sulla rete.

Non è finita. Anche un altro deputato del Pdl, Gabriella Carlucci, è intervenuto di recente sulla materia. L’ha fatto con un disegno di legge che ha suscitato grandi discussioni nel web, non solo per il suo contenuto. Presentato come una proposta contro la pedofilia (che però non è mai nominata), il testo mira a impedire l’anonimato su internet. Quando è stato diffuso nel web, però, chi l’ha scaricato ha scoperto che era stato scritto da Davide Rossi, presidente di Univideo, una delle più grandi e influenti lobby dell’editoria. Evidentemente la Carlucci non sapeva che ogni file conserva memoria di colui che l’ha redatto e che questo “ricordo” riemerge nel momento in cui il file viene aperto. La scarsa confidenza con le tecniche e la sensibilità della rete non è un’esclusiva del centrodestra. Pochi mesi fa Riccardo Levi (Partito Democratico) presentò un disegno di legge per imporre l’iscrizione a un registro pubblico a chiunque avesse voluto aprire un blog. Seguirono diverse proteste e, alla fine, Levi ritirò la proposta.

Un filo lega queste vicende. Da una parte è possibile riscontrare un chiaro interesse personale, in chi vorrebbe cancellare internet pur di non essere costretto a inventarsi un nuovo modello di business – «Internet non serve all’umanità», parola del Davide Rossi di cui sopra – o non essere costretto a rendere conto del proprio operato di politico a una platea di cittadini sempre più attenta e numerosa. Dall’altra parte c’è l’ignoranza di una politica che sragiona a partire da luoghi comuni sciocchi e infondati. «Internet è una giungla senza regole!». Falso: le diffamazioni, le calunnie, l’apologia di reato e lo stalking in rete sono punibili grazie alle norme già vigenti in queste materie. «Su internet si può fare di tutto protetti dall’anonimato!». Falso: al contrario di quel che avviene per le scritte sui muri e gli atti di vandalismo, rispetto ai quali non si riesce praticamente mai a individuare le responsabilità, qualsiasi azione compiuta su internet porta con sé dati e informazioni sul suo autore. E’ praticamente impossibile – se non utilizzando complicati sistemi di contraffazione – immettere un contenuto in rete senza poter essere identificato dall’autorità giudiziaria. «I siti internet sono responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti!». Falso: è come dire che le società che producono cellulari dovrebbero rispondere di quel che si dicono le persone al telefono, o che i postini dovrebbero rispondere del contenuto delle lettere che recapitano. Una legge su internet serve, eccome: ma che sia una buona legge, equilibrata e moderna. Magari anche scritta da qualcuno che sappia di cosa parla.

Questa sezione del sito apogeonline.com osserverà permanentemente lo sviluppo di tutte queste proposte di legge tese a regolamentare il traffico su internet.

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3 risposte a Paura di Internet?

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  2. Stefano ha detto:

    Ciao, io sono un politico (per quanto piccolo piccolo) e di internet non ho la minima paura, anzi…!!! Grazie al mio sito (raggiungibile all’ indirizzo http://www.stefanocareddu.it) riesco al tempo stesso a pubblicizzare il mio “lavoro” ed a mantenere il contatto con i miei elettori, meglio di così!!! Certo però che la classe politica il più delle volte legifera su argomenti o realtà che non conosce neanche minimamente, ecco perchè sarebbe necessario un ricambio generazionale…

  3. batta ha detto:

    Ciao stefano grazie del commento: purtroppo era finito per errore tra lo spam, e ora l’ho ripristinato!

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