La crisi? E’ un’opportunità

eolico1

Siamo l’unico paese dove si cerca di negare l’effettiva gravità della crisi economica globale. Non credo che si debbano fare tragedie nè essere troppo pessimisti, ma piuttosto sarebbe necessaria una seria riflessione. La crisi è un’opportunità: se le cose vanno male vuol dire che vanno cambiate, e questo permette di ripensare completamente il tipo di società in cui vivremo domani.

L’innovazione deve essere il motore della ripresa economica. E ciò vale soprattutto per l’Italia. Non abbiamo alcuna speranza di battere i paesi emergenti (India, Cina) in quanto a quantità e a prezzo delle merci prodotte. Dobbiamo puntare sulla qualità, sull’innovazione, sulle molte eccellenze che l’Italia sa produrre in diversi campi, ma che spesso sono nascoste da una marea di sprechi ed inefficienze (che fanno molta più notizia e sono facili da agitare come argomenti populistici).

Uno dei campi in cui il bel paese è più all’avanguardia è paradossalmente quello della ricerca sulle energie alternative e rinnovabili, nonostante una percentuale di adozione di queste tecnologie inferiore rispetto agli altri paesi europei. Su queste bisognerebbe puntare per il rilancio dell’economia. Il piano casa che sta studiando il governo contiene sicuramente alcuni elementi positivi: la possibilità di demolire e ricostruire edifici vecchi e mal progettati è interessante ma solo se nella ricostruzione si seguono nuove modalità di costruzione e tecniche di risparmio energetico.

Basterebbe applicare pochi piccoli accorgimenti per far risparmiare molta energia, e allora non ci sarebbe necessità di imbarcarsi nell’avventura (molto rischiosa) del nucleare. Il governo dimostri di impegnarsi per una politica seria di questo tipo, e allora si potrà discutere nel merito delle scelte da prendere, senza alcun pregiudizio ideologico.

Bookmark and Share

Questa voce è stata pubblicata in italia, politica, scienza e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

18 risposte a La crisi? E’ un’opportunità

  1. roy ha detto:

    Le soluzioni semplici e dirette sono alla portata delle ‘intelligenze’ che ci governano?
    Si sta diffondendo la microgenerazione di energie rinnovabili per singola unità: vuol dire pannelli fotovoltaici e termici e impianti microeolici per edifici prosumers (cioè consumatori e produttori di energia allo stesso tempo).
    Abbiamo la tecnologia e la creatività: Mario Cucinella, un italiano che insegna all’Università di Nottingham, ha progettato un insediamento urbano di questo tipo a Settimo Torinese
    Il ministro dell’interno potrebbe stabilire che ogni questura e prefettura fosse riconvertita.
    Grande risparmio e grandissimo esempio per gli edifici privati.
    Oppure potrebbe reclutare Cucinella per una ronda antiimmigrati.

  2. Ismaele ha detto:

    Leggevo che entro l’insieme delle manovre economiche varate per contrastare la crisi, la percentuale dei finanziamenti dedicati dal governo italiano allo sviluppo di energie rinnovabili e di soluzioni per l’ambiente è il più basso di tutti i paesi industrializzati.
    E’ vero: la crisi è un’opportunità, anche in questo senso. Non saperla cogliere sarebbe catastrofico. Spesso non ci sono seconde occasioni.

  3. Pingback: Ecomagazine - Rifiuti e Bonifiche » La crisi? E’ un’opportunità

  4. vitt80 ha detto:

    Insisto.
    Per incentivare la diffusione di energie rinnovabili NON servono finanziamenti pubblici.
    Mi sembra incredibile che ancora non si comprenda come il ruolo dello Stato, nel XXI secolo, non può e non deve più essere quello di intervenire nell’economia, ma quello di fare da arbitro e garante. Sabino Cassese lo ha spiegato – credo in maniera definitiva – nella sua Costituzione Economica.
    Se l’intervento pubblico si rende necessario, vuol dire che qualcosa di grave sta succedendo (vedi le recenti nazionalizzazioni bancarie). In condizioni normali (tale è la condizione del settore delle energie rinnovabili in questo momento, anzi è piuttosto una situazione di crescita esponenziale) lo Stato non deve dare soldi, deve regolare.
    Quello che serve davvero è snellire gli adempimenti burocratici richiesti, dare tempi certi agli operatori e sicurezza sulle regole applicabili.
    Nessun imprenditore ha bisogno di qualche migliaia di euro di incoraggiamento da parte dello Stato: piuttosto, vuole sapere con certezza quanto tempo impiegherà per far partire il suo progetto, e quando potrà iniziare a vedere un ritorno dei suoi investimenti.
    Quello dei finanziamenti, in un settore nel quale c’è tanto fermento come quello delle energie rinnovabili, è un falso problema.

  5. wowbagger42 ha detto:

    Ismaele, di seconde occasioni ce ne sono ad libitum, basta non uscire mai dalla crisi…😀

    P.s.: bello l’articolo su Thelonious Monk!

    Un appunto a batta: e se le eccellenze italiane fossero un clichè?
    Più che insegnare agli italiani a mettere i pannelli solari sul tetto (che tanto l’ici è sulle centrali) gli insegnerei a non sprecare le risorse.
    Ma poi che eccellenze avremmo in questo campo, scusa? Basta col pensare: loro fanno di più, noi però facciamo meglio! Non è vero!

  6. vitt80 ha detto:

    @wowbagger42
    Questa è una delle eccellenze italiane nel settore delle rinnovabili:

    http://www.moncadaenergy.com/it/home_page.htm

    Faccio notare, peraltro, che si tratta di un’azienda siciliana, che fa lavorare un sacco di persone e sviluppa progetti in tutto il mondo. Non è una cosa da poco, per uno che inzia a sviluppare la propria azienda ad Agrigento, e lì rimane.

  7. wowbagger42 ha detto:

    Grazie!

  8. vitt80 ha detto:

    Prego!

  9. Ismaele ha detto:

    vitt80: Premetto di non essere un esperto di economia, anzi. Tuttavia penso che il discorso che tu fai abbia valenza soprattutto in un’ottica di mercato completamente libero, che in Italia non esiste. Allo stato attuale delle cose, non vedo perché lo Stato non dovrebbe finanziare le energie rinnovabili allo stesso modo in cui finanzia la costruzione di strade e di ponti. O di centrali nucleari.

    wowbagger42: Sarebbe una bellissima illusione se l’Italia uscisse dalla crisi un po’ migliore.
    P.s.: Grazie!🙂

  10. vitt80 ha detto:

    @Ismaele
    Il mercato dell’energia in Italia è completamente liberalizzato. Si tratta di un processo iniziato con il primo Decreto Bersani (D.Lgs n. 79/1999) ed oggi arrivato a compimento. La conseguenza è il fatto che l’energia non viene più prodotta in regime concessorio, ma è il frutto di una libera iniziativa imprenditoriale privata. Di conseguenza, qualunque imprenditore voglia costruire degli impianti per la produzione di energia elettrica può farlo, e di fatto lo fa.
    Il fatto che noi consumatori continuiamo a pagare la bolletta sempre allo stesso operatore non deve trarci in inganno, perché quello dell’energia destinata a fini domestici è solo uno dei vari mercati sui quali l’energia viene venduto (e nemmeno il più lucroso). Di conseguenza, noi consumatori “retail” (al dettaglio) non abbiamo percezione di quali e quanti siano i soggetti attualmente attivi sul mercato. Potrei citartene moltissimi, che sicuramente non hai mai sentito nominare, ma che sono attivi ed operanti.
    Oggi, i soggetti (italiani e stranieri) che decidono di venire in Italia per avviare questo tipo di attività lo fanno preventivando investimenti che, nella maggior parte dei casi, smuovono qualche milione di Euro.
    Per questa ragione, l’intervento dello Stato è inutile, se ridotto ad un mero contributo economico.
    Chi decide di costruire un parco eolico o degli impianti fotovoltaici è un soggetto operante sul mercato che già dispone di ingenti capitali (altrimenti non avrebbe nemmeno la possibilità di installare le pale), e che non ha bisogno di soldi (quanto credi che possa elargire concretamente l’erario?), ma di tempistiche certe, sulla base delle quali calcolare l’indebitamento finanziario con le banche ed i ritorni economici.
    Per questa ragione, il paragone con le strade, se me lo consenti, è fuori luogo. Le infrastrutture viarie fanno parte del Demanio dello Stato (o delle Regioni o dei Comuni, e così via), e non possono che essere costruite da quest’ultimo (o da soggetti che ottengano una concessione a tal fine, i quali tuttavia non fanno che realizzare le opere e godere dei relativi profitti per un certo periodo di tempo, fermo restando che la proprietà delle relative infrastrutture rimane pubblica).
    In altre parole, non è che lo Stato “finanzia” coloro che vogliono costruire strade o ponti: è lui stesso a costruirle, seppure avvalendosi dell’opera di privati appaltatori o concessionari.
    Di conseguenza, il paragone tra le due cose non è possibile, né da un punto di vista giuridico, né da un punto di vista economico.
    L’energia viene prodotta dal mercato per il mercato, le infrastrutture sono realizzate dallo Stato per la collettività. Non sono un bene vendibile né cedibile, a differenza dell’energia.
    Questa è la ragione per la quale non si può mettere sullo stesso piano i finanziamenti pubblici destinati alla realizzazione delle infrastrutture viarie e quelli – ipotetici – da destinare alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti alternative.
    E’ un semplice precipitato del nostro ordinamento giuridico, tutto qui.
    Mi scuso per la pedanteria, ma mi sembra importante che non si faccia confusione in una materia tanto delicata ed importante quanto ingarbugliata.

  11. vitt80 ha detto:

    Ah Ismaele, non mi sono dilungata sui vincoli comunitari che impediscono allo Stato di intervenire nell’economia con aiuti diretti alle imprese, ma do per scontato che tutti noi li conosciamo bene.

  12. Ismaele ha detto:

    Vitt80: Ho sbagliato io all’inizio scrivendo ‘finanziamenti’ quando avrei dovuto scrivere un più generico ‘provvedimenti’. Grazie comunque per la risposta molto puntuale e argomentata.
    Resto tuttavia del parere che provvedimenti (che non si configurino come finanziamenti diretti alle imprese, ma che al tempo stesso non siano limitati al semplice controllo delle regole) dello stato nello sviluppo di energie rinnovabili siano indispensabili e, nelle attuali condizioni, insufficienti.

    P.s. So che il mercato dell’energia è stato liberalizzato; non pensavo però che un settore del genere lo fosse stato del tutto. Ma allora ti chiedo, da non esperto del settore: quando si parla di fondi europei per le energie rinnovabili e si fa i nomi dei progetti che verranno finanziati (per esempio qui: http://www.legambiente.eu/associazione/rassegnaStampa/articolo.php?id=7012 ) di cosa si parla?

  13. vitt80 ha detto:

    Ismaele,
    purtroppo non riesco ad aprire il link che mi segnali, dunque non so a quale progetti specifici tu ti riferisca.
    In ogni caso, i finanzimenti europei generalmente consistono in somme di denaro assegnate o agli Enti pubblici locali (tipo le Regioni), o agli Stati membri o direttamente a soggetti economici che risultino vincitori di concorsi pubblici.
    Lo scopo di questi finanziamenti è quello di finanziare la ricerca scientifica, o la promozione di campagne informative, o ancora, in alcuni casi, la realizzazione di determinati interventi.
    I fondi europei hanno senso proprio perché ci troviamo in un mercato liberalizzato, nel quale dunque, accanto ai diversi soggetti operanti (i c.d. “competitors”), ne esistono altrettanti
    che mirano a conquistarsi un ruolo attivo, ma, non avendo ancora sufficiente forza commerciale, non ci riuscirebbero se non ricevessero un aiuto.
    Se fossimo ancora in un regime monopolistico, i fondi non avrebbero senso, perché gli unici soggetti operanti sul mercato sarebbero le aziende di proprietà statale: queste ultime, proprio in quanto statali, non possono essere finanziate, né dai singoli Stati, né dall’Unione Europea.
    In ogni caso, per quanto ne so io, i fondi europei attualmente finanziano progetti destinati alla realizzazione di impianti di potenza contenuta (non credo che si superi il MW di potenza, ma potrei sbagliare), destinati alla produzione di energia su scala limitata e non industriale.
    In altre parole, e per intenderci, si finanziano i piccoli operatori, non quelli che producono le energie da cedere, per esempio, alle industrie (e quando parlo di energia non mi riferisco solo a quella elettrica, ma anche, per esempio, a quella termica).
    Si tratta sicuramente di un settore di rilevo, ma che non è paragonabile al traino rappresentato dai produttori di energia su scala industriale: per questi ultimi, ripeto, a mio avviso non servono soldi, ma certezze nei tempi.

  14. batta ha detto:

    Grazie per la tua precisione vitt80, comunque ho ripristinato il link di Ismaele, ora si può visitare

  15. vitt80 ha detto:

    Ora riesco a leggere.
    Nell’articolo citato da Ismaele si affronta una tematica ben specifica, che è quella della realizzazione delle infrastrutture energetiche (in particolare, gasdotti).
    Quindi la risposta alla domanda di Ismaele penso possa essere questa: nel caso che tu citi, si parla di infrastrutture, non di produzione e vendita dell’energia. Sono due cose distinte.
    Le prime devono essere finanziate dallo Stato, le seconde non necessariamente (anzi, secondo me è meglio di no).
    In pratica, quando dico che secondo me non serve tanto dare soldi, ma piuttosto regole certe, mi riferisco all’ambito della produzione dell’energia (con parchi eolici, pannelli fotovoltaici, impianti alimentati a biomasse e quant’altro) ed alla sua vendita sul mercato. Non mi riferisco, invece, alla costruzione delle infrastrutture, perché quello è un ambito completamente distinto.
    Solo quello della vendita e della produzione è il settore che è stato completamente liberalizzato.
    In pratica, la liberalizzazione consiste nel fatto che chiunque può realizzare un impianto per la produzione di energia e chiunque può poi venderla sul mercato, così realizzando un’attività imprenditoriale.
    L’energia, però, una volta venduta deve poi essere immessa nella rete nazionale, per poter essere concretamente utilizzata.
    Questo è il settore del trasporto dell’energia, che invece non è stato liberalizzato (e che è difficilmente liberalizzabile in quanto tendenzialmente non replicabile).
    Sulla rete elettrica agiscono essenzialmente due soggetti: TERNA, che si occupa della manutenzione delle infrastrutture e della progettazione di quelle nuove, ed il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE), che concretamente smista l’energia.
    Per i gasdotti il discorso è diverso, ma non la voglio fare troppo lunga.
    Quello che rileva ai nostri fini è che le infrastrutture fisiche (siano esse i tralicci o i gasdotti) sono e rimangono di proprietà dello Stato, a prescindere dalla presenza di gestori vari, ed indipendentemente dai soggetti che vi immettono l’energia.
    In questo contesto, i finanziamenti nazionali e comunitari sono assolutamente necessari, giacché costruire un gasdotto non costituisce un’iniziativa imprenditoriale (il gasdotto non può infatti essere commercializzato né sfruttato economicamente in alcun modo), ma un compito dello Stato, che in questi frangenti può anche ricevere aiuti comunitari.
    Qui, però, il discorso è diverso: non si tratta di incentivare la ricerca o la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma di creare le infrastrutture necessarie a portarla in giro, nelle case e nelle fabbriche.
    La produzione di energia è stata liberalizzata, dunque è affidata agli imprenditori, che secondo me hanno bisogno di certezze normative e non di soldi dallo Stato.
    Il trasporto dell’energia non è stato liberalizzato, deve essere curato dallo Stato e dunque non può essere concretamente attuato se non con interventi di quest’ultimo (o dell’Unione Europea).
    I due contesti devono essere tenuti distinti.

  16. Ismaele ha detto:

    Vitt80: Grazie per tutte le puntualizzazioni. Da non esperto nel settore avevo usato termini troppo generali, che tu giustamente hai precisato.

  17. scrittiapocrifi ha detto:

    Credo che possa essere utile una lettura del mio ultimo post: http://scrittiapocrifi.wordpress.com/2009/04/02/managers-2-la-grande-crisi-reprise/

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...