L’ici sui pannelli solari

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C’è la crisi, si sa. E nella disperata ricerca di nuove risorse per fronteggiarla, l’Italia sembra aver individuato un settore in forte crescita da tassare: quello dell’energia rinnovabile. Con una crescita del 500% nel 2008, il fotovoltaico si candida ad essere l’energia alternativa del futuro, soprattutto in un paese dovìè abbondante come l’Italia. Ma ora l’espansione potrebbe subire una battuta d’arresto, se il progetto andrà in porto. Riporta il Corriere di ieri:

L’energia verde si espande? Allora tassiamola. Forse il pensiero non è stato proprio questo. Ma i funzionari del catasto ci sono andati molto vicino. Così hanno deciso di assimilare gli impianti dei pannelli fotovoltaici al pari degli opifici. E quindi tassabili, con tanto di Ici. Spiegata così sembrerebbe la classica storia di ordinaria burocrazia italica. Eppure lo stabilisce una circolare dell’ Agenzia del territorio dello scorso novembre.

Mentre tutti gli altri paesi, per far fronta alla crisi, puntano su una ripresa degli investimenti e in particolare sullo sviluppo delle energie rinnovabili e delle tecnologie che permettono risparmi energetici (vedi soprattutto gli Stati Uniti), l’Italia non solo destina a questo tipo di investimenti la percentuale minore degli aiuti anti-crisi (link, poi clicca in alto a destra su “Ambiente, Italia ultima”), ma adesso vuole anche tassarli.

BTW: ma l’Ici non era stato abolito??

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4 risposte a L’ici sui pannelli solari

  1. vitt80 ha detto:

    L’ICI è stata abolita solo con riferimento alle abitazioni private, e precisamente alla prima casa di abitazione.
    Rimane su tutti gli altri immobili.
    Per immobili si intendono anche i terreni sui quali vengono installati i pannelli, secondo i principi generali del nostro ordinamento.
    Dunque, a prescindere dalla tassabilità dei pannelli (che quando sono saldamente ancorati al terreno diventano a loro volta un bene immobile, tassabile per questa ragione come ogni altro intervento edilizio), rimane l’imponibilità del reddito derivante dalla proprietà dei terreni sui cui si realizzano gli interventi.
    Proprietà che spesso chi sviluppa i progetti non acquista, preferendo limitarsi ad acquistare un diritto di superficie (il quale nella maggior parte dei casi, se uno ha un buon avvocato, consente di evitare il pagamento dell’ICI, che rimane a carico del proprietario).
    I soggetti che intraprendono questo genere di iniziative lo sanno bene, e non da oggi, e le asseverazioni bancarie che vengono presentate a corredo dei progetti tengono ampiamente conto di questi fattori.
    In ogni caso, raramente la spesa necessaria per pagare l’ICI ha serie ripercussioni sulla tenuta di un progetto di questo tipo. Si tratta di grandezze non comparabili tra di loro.
    I problemi relativi all’installazione di impianti di produzione di energia da fonti alternative sono ben altri e riguardano, per esempio, la lentezza delle procedure necessarie per ottenere le autorizzazioni, che fa lievitare a dismisura i costi per gli investitori e li spinge ad abdare a mettere i pannelli da qualche altra parte, piuttosto che in Italia (per chi fosse interessato, consiglio di dare uno sguardo al D.Lgs n. 387/2003).
    Batta scusa ma quella dell’energia è una materia complicatissima, più che l’Espresso ti consiglio di dare uno sguardo alle norme di riferimento.
    Inquadrare la questione in questi termini rischia seriamente di essere fuorviante.

  2. batta ha detto:

    Grazie della precisione, vitt80. So che è una questione molto complessa, e infatti ho solo riportato la notizia data dal Corriere di una possibile modifica legislativa (o almeno adeguamento dell’interpretazione delle norme).

    Di certo c’è solo che in questo momento il nostro paese purtroppo non è molto attento a incentivare le energie alternative, quando invece ne avrebbe molto bisogno.

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