Ci vuole coraggio

pd

 

Qualcuno lo dice come battuta, ma il senso c’è tutto: “Ma il governo ombra, se si dimette il primo-ministro-ombra, che fine fa?

Il problema non è tanto il governo-ombra, bensi più in generale tutti i dirigenti del Partito Democratico. Che finora non hanno mosso un dito in risposta alle dimissioni di Veltroni. Uno si aspetta che il Coordinamento, organo nominato, col bilancino tra DS e DL, interamente dal segretario, si dimetta insieme a quest’ultimo. E invece no. Devono coordinare la fase transitoria? Che lo facciano, ma da dimissionari. Che qualcuno dia un segnale di aver capito che qualcosa sta succedendo.

Invece qui i segnali sono tutti negativi. C’è Bersani (che peraltro ho sempre ammirato, prima) che il 6 febbraio dice di volersi candidare a segretario; il 18 febbraio si libera il posto, e lui che fa? Non ci pensa nemmeno, che «sennò la sconfitta delle Europee ricadrà su di me». Cuor di leone.

C’è Franceschini, a cui sembrava scontato che sarebbe stato affidato l’incarico di reggente fino al congresso di Ottobre. Ma non si possono affrontare una campagna elettorale e le elezioni senza un segretario. Ve lo immaginate Berlusconi con che facilità potrebbe dire “Non hanno neanche un leader”? Ci sarebbe da stare attenti alla soglia di sbarramento.

C’è l’eminenza grigia D’Alema, che continua a fare il finto tonto (tra l’altro ripetendo che non è un dirigente del partito quindi non sa niente), e anche oggi su Repubblica ripete che la colpa della crisi del Pd è stata una mancanza di politica chiara, e non delle correnti interne (di cui lui rappresenta la più forte e la più attiva contro Veltroni).

Ah bè, ora si è candidato a segretario anche Arturo Parisi. Con tutto il rispetto, non capisco cosa c’entri e come speri di diventarlo, dato che non rientra nè tra i giovani, nè tra i possibili segretari “della vecchia guardia”.

Infatti, qui le opzioni sono due: o vince la linea dei dirigenti attuali e, dopo la parentesi Franceschini e la bastosta alle europee, diventa segretario uno della vecchia guardia. Oppure, questa benedetta assemblea nazionale convocata per domani si riprende un minimo di dignità e il partito, e decide per andare alle primarie, dalle quali sono convinto che uscirà un nome nuovo, se saranno davvero aperte. Avete dato un’occhiata a tutti i sondaggi? “Un nome nuovo” vince su Repubblica e Corriere e l’Espresso. Per dire.

Purtroppo i segnali sono negativi non solo per il partito in se stesso o per i suoi elettori. Ma lo sono anche per la democrazia in Italia: per quanto il nostro Presidente del Consiglio possa considerare ogni forma di opposizione un peso, dovrebbe sapere che tra i poteri deve esistere un bilanciamento. Un Governo forte, fortissimo (come quello attuale), ha bisogno di un’opposizione altrettanto forte: e, come ricordava Veltroni, che non sia urlante, ma attenta e propositiva. Che è questo ciò che spaventa, non politici alla Di Pietro. Se il Pd entra in una crisi dalla quale si risolleverà con molta fatica tra qualche anno, intanto chi la farà l’opposizione?

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9 risposte a Ci vuole coraggio

  1. faberex ha detto:

    Più che opporsi , qui bisogna proporre e non appiattirsi su derive liberali come ha fatto il VELTRONINO……….ben venga che se ne sia andato.

  2. wowbagger42 ha detto:

    A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se il pd avesse ottenuto la vittoria alle scorse elezioni.

    Essere al governo porta maggiore stress all’interno di un partito di quanta non ne possa portare l’essere all’opposizione?
    Forse.
    La crisi nel pd sarebbe stata quindi ancora più rapida nel manifestarsi e più profonda?
    Staremmo già pensando a elezioni anticipate?
    Come avrebbe affrontato la crisi globale, inimmaginabile 12 mesi fa?
    Magari meglio di questo governo finora abbastanza mediocre, e chi lo sa, forse avrebbe compattato il partito e ne sarebbe uscito un Veltroni più forte?

  3. petronio ha detto:

    Sono d’accordo con faberex: il problema (o uno dei problemi) del pd è la deriva liberale. Qualcuno ha letto “il mostro mite” di Raffaele Simone? Libro stupendo: dovrebbero leggerlo tutti i dirigenti del pd (e tutti gli italiani) e si dovrebbe ripartire da lì, perché quella, secondo me, è LA mirabile analisi della situazione della sinistra italiana.

  4. batta ha detto:

    Scusate, mi definite il concetto di “deriva liberale”?

    Se vi riferite alle posizioni del governo, mi sembrano tutto tranne che liberali.

  5. faberex ha detto:

    Hai ragione, il termine più idoneo non era liberale ma liberista.
    cosi ti va bene?

  6. faberex ha detto:

    o meglio ancora liberalista

  7. roy ha detto:

    Liberale, liberista o liberalista: la sostanza è che se voglio questo “prodotto politico” me lo vado a prendere da chi ne ha il copyright, cioè la destra, piuttosto che da coloro che tentano di imitarlo perché non sanno fare di meglio.
    Il problema è:
    – parlare con chi vuole un “prodotto politico” profondamente diverso
    – offrire in maniera chiara quel “prodotto politico” profondamente diverso
    – convincere altri che quel “prodotto politico” profondamente diverso è il migliore.
    Con la differenza che non si tratta di solo marketing, ma anche di suscitare un’adesione collettiva e ideale, moralmente fondata.
    Aiuto! “collettiva”, “ideale”, “morale” … parole proibitissime nella Repubblica Televisiva

  8. faberex ha detto:

    Certo, ma l’adesione morale nasce solamente se si presenta alla collettività un “ideale” e questo “ideale” per forza di cose deve essere l’antitesi dell ‘ideale liberalistico imperante.
    Solo una piccola cosa ancora…….sostituirei il termine “Morale” con Etico che tutt’altra cosa.

  9. petronio ha detto:

    D’accordo con faberex: la sinistra deve presentare un ideale antitetico all’ideale liberistico imperante. Siamo d’accordo se definiamo questo ideale antitetico come (quantomeno latu sensu) “socialista”? Capisco che il ternmine suoni vecchio, ma questo è il minimo comune denominatore delle “sinistre”: bisogna ritornare al socialismo. Ma il problema è molto più grave: siamo sicuri che alla gente non stia bene l’ideale liberistico imperante? Siamo sicuri che alla gente interessi qualcosa degli ideali socialisti, e non gli interessi solo di pagare meno tasse e di poter consumare sempre di più cose assolutamente superflue e inutili? In altre parole, siamo sicuri che si possa ancora arginare l’egocentrismo imperante nella mente degli italiani? Perché la maggioranza ha votato e continua a votare Berlusconi…

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