A proposito

carcerev

 

Sapete che si è scatenata la polemica sulle presunte violenze in carcere ai danni dei rumeni accusati dello stupro di Guidonia. Non sto a ripetere che i problemi di uno Stato non si risolvono con la pancia e l’emotività, ma ragionando, e con gli strumenti del diritto.

In tutto ciò, nessuno ha detto che in Parlamento è stato presentato un emendamento al decreto sicurezza che potrebbe evitare violenze sui detenuti. E non mi riferisco ovviamente solo a questo caso, ma in generale qui si parla di tutela dei diritti fondamentali (si, amici che ragionate con la pancia, anche i delinquenti hanno diritti. Anche gli stupratori, si, esatto), che devono essere garantiti anche a chi ha commesso un crimine. Che Stato è quello che infligge violenza gratuita contro chi è già privato della libertà personale e comunque verrà giudicato regolarmente da un tribunale?

Il testo dell’emendamento:

“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali, al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena è aumentata se ne deriva una lesione personale. È raddoppiata se ne deriva la morte. Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto, o che si sottrae volontariamente all’impedimento del fatto, o che vi acconsente tacitamente. Qualora il fatto costituisca oggetto di obbligo legale l’autore non è punibile”.

Indovinate? L’emendamento è stato respinto; il Governo aveva dato parere contrario, ma del resto c’era da aspettarselo, essendo guidato da un Presidente del Consiglio laureato in Giurisprudenza, ma che non conosce assolutamente nulla di procedura penale, tanto da arrivare a dire che il GIP che ha scarcerato i complici degli stupratori ha commesso un errore. Ma chi era il suo professore, che gli ha fatto passare l’esame? Oppure dobbiamo supporre che il Presidente sia in malafede?

Sulla questione tecnica delle misure cautelari scrive bene Francesco Minciotti.

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