La mozione

veltr

 

Si è svolta venerdì la Direzione Nazionale del Pd, nella quale si sarebbe dovuta fare chiarezza sulla situazione attuale e sul futuro del partito. Molti ne hanno scritto, raccontando in diretta la giornata, e penso che al di là del merito delle questioni, il fatto che un’assemblea di un organo interno a un partito sia stata raccontata in modo così aperto e da diverse fonti (c’era anche una diretta video su RedTV) sia un fatto insolito ma molto positivo, e spero che non sia un’occasione eccezionale.

Ma i problemi restano: il discorso di Veltroni è stato bello e appassionato, ma non ha affrontato di petto la crisi del partito che si trascina da mesi. Un’analisi della situazione italiana e mondiale è certamente interessante, ma non ha senso a una direzione, dove si dovrebbero trattare questioni che riguardano il partito e la sua strategia. Nel documento finale approvato (disponibile qui solo in formato word, e non commento su questo…) c’è solo un accenno ad esempio sulla legge elettorale per le europee dell’anno prossimo; si parla di radicamento territoriale e tesseramento, mentre per quanto riguarda la questione morale, sulla quale ci si aspettava una decisa presa di posizione, ci sono solo affermazioni generiche e poco incisive. Infine, capolavori di arte barocca come questi:

Il Pd è il grande partito che nasce dalla convergenza delle grandi tradizioni riformiste e democratiche per dare una risposta forte alla crisi della democrazia. La sua affermazione ha determinato un positivo cambiamento del sistema politico italiano che, in quadro di consolidato pluralismo politico e culturale, ha tuttavia rafforzato l’impianto bipolare della nostra democrazia con l’obiettivo di dare maggiore efficienza al necessario equilibrio tra rappresentanza e riduzione della frammentazione.

Tra le tante persone che hanno preso la parola durante la direzione, molte hanno parlato di cambiamento e di rinnovamento: ma alla fine cambiare davvero qualcosa è molto più difficile che parlarne. E infatti alla fine della giornata il documento predisposto dalla segreteria è stato approvato a stragrande maggioranza, mentre l’unica mozione che introduceva dei concetti chiari e semplici, e soprattutto credo condivisi dalla maggioranza degli elettori del Pd, è stata ostacolata e alla fine non è passata, ovviamente.

Riporto sotto la mozione, presentata da una decina di membri della direzione: Mario Adinolfi, Giovanni Bachelet, Olga Bertolino, Cristina Comencini, Pier Giorgio Gawronski, Teresa Marzocchi, Martina Simonini, Luca Sofri, Nando Dalla Chiesa e Giulio Santagata. Tra l’altro, mi sembra evidente anche la differenza di stile con il documento approvato: tre pagine fitte, involute e complicate, contro poche righe che propongono concetti semplici ed efficaci.

 

È un momento difficile per il Partito Democratico e per il suo progetto. Le sue difficoltà si riassumono nella distanza fra le intenzioni di rinnovamento, democrazia, partecipazione alla base del progetto originario ed effettiva costruzione del partito dalle primarie del 2007 ad oggi.

–  Chiediamo che oggi il PD riparta da quelle intenzioni, offrendo ai propri elettori garanzie capaci di ricostruire un rapporto fortemente compromesso: le persone affezionate alle sorti della sinistra in Italia si sentono travolte e spaesate e percepiscono come sempre piú ampia la distanza tra fiducia accordata un anno fa e immagine attuale del partito: apatico, inefficace, governato da egoismi e dissensi personali e di corrente.

Non è questo il PD per il quale hanno votato, non è quello che doveva e deve essere. Il PD non deve essere un cappello di rinnovamento appoggiato su strutture, meccanismi e politiche ereditate da altri partiti, altre storie, altri tempi. Non deve essere un organismo ancora centralista e sempre meno democratico. Non deve essere la ripetizione di schemi anacronistici e perdenti. Se oggi c’è una questione morale nel PD, è quella di far bene, democraticamente, una politica di sinistra, raccogliendo il consenso degli elettori grazie a un progetto efficace e vincente: è la cattiva politica ad alimentare la corruzione, è quella buona a tenerla lontana.

Per queste ragioni

Chiediamo una discussione sull’attuale governo del partito, attualmente affidato a due soli organismi (coordinamento e governo ombra) integralmente nominati dal segretario, però sulla base di spartizioni ed equilibri correntizi.

– Chiediamo che sia rivalutata e utilizzata l’assemblea; e che eventuali modifiche allo statuto siano comunque discusse solo attraverso l’assemblea.

– Chiediamo la democrazia interna, l’organizzazione e l’avviamento di strutture intermedie e territoriali. Chiediamo, cioè, che siano rispettati statuto e codice etico del PD, spesso violati o ignorati: organi (come questo) convocati senza ordine del giorno, in orari spesso insostenibili; conflitti d’interesse piccoli e grandi.

– Chiediamo che sulla prossima scadenza elettorale –le europee– la volontà di rinnovamento e di costruzione di una nuova classe dirigente passi attraverso due scelte chiare e visibili:

Mantenere le preferenze, rifiutando qualunque modifica all’attuale legge elettorale tale da limitare la scelta dei candidati da parte dei cittadini.

Evitare pensionamenti eccellenti selezionando candidati giovani sulla base di competenze e capacità da mettere alla prova della politica europea.

– Chiediamo che il PD resti fedele alla scelta delle primarie, che rinneghi le sventate marce indietro delle ultime settimane, garantendo forza e legittimazione popolare ai propri leader e candidati.

In nome di questa legittimazione chiediamo a Walter Veltroni che trovino in lui condivisione e garanzia le nostre richieste, comuni ai molti che in questi mesi hanno cercato invano di riconoscere nell’immagine pubblica del PD e nelle sue scelte il progetto in cui hanno creduto e tuttora vogliono credere.

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4 risposte a La mozione

  1. lucyintheskywd ha detto:

    Quello che considero l’aspetto più negativo dell’operato di questa sinistra è il modo di intendere il concetto di opposizione politica: la critica distruttiva del Governo non è fare opposizione, e, nei rari casi in cui c’è effettivamente una controproposta alle iniziative della destra passa in secondo piano a vantaggio del solito, sterile concetto “abbasso Berlusconi”.
    Ovvio che poi l’elettorato percepisce come leader, gente tipo Di Pietro.Veltroni ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di guidare questa malconcia sinistra, checché lui ne dica (vedi ad esempio qui). Piuttosto, uno che mi sembra stia facendo fruttare il proprio mandato è Zingaretti, eletto alla Provincia di Roma: io lo vedrei bene al posto di Veltroni, perché, da quello che il suo operato (coerente!!) lascia presagire, potrebbe conferire al PD un’identità e dei valori.

  2. batta ha detto:

    Hai ragione lucy, Zingaretti è uno dei tanti che fanno bene il proprio lavoro e che meriterebbero maggiore rilevanza nel partito.

    Però mi sembra che tutto sommato il Pd abia avuto sin dall’inizio come tratto caratteristico quello di non cercare la contrapposizione frontale e la demonizzazione dell’avversario: Veltroni aveva sostenuto strenuamente questa posizione in campagna elettorale, secondo me giustamente. E’ proprio Di Pietro che sfrutta la contrapposizione totale e intransigente per darsi visibilità (e infatti adesso è ospite di tutti i programmi televisivi, per esempio, perchè fa audience), e per raccogliere un po’ di voti facili di persone che non hano la pazienza di lavorare per costruire un progetto, ma che vorrebbero semplicemente vedere abbattuto il loro avversario, Berlusconi.

  3. roy ha detto:

    Ma provare a scrivere un programma in dieci idee?
    Ci proviamo?

  4. roy ha detto:

    Più che opposizione politica mi sembra omologazione.
    Riassumendo: il sindaco di Pescara D’Alfonso viene sottoposto a misura cautelare (arresti domiciliari) per reati contro la pubblica amministrazione.
    Il giudice lo interroga, come è previsto dalla legge; il difensore, come è normale, chiede la revoca degli arresti domiciliari.
    Il giudice, che è garantista e applica la legge (ed infatti gli ha già evitato il carcere), siccome i fatti sono chiari (cioè: è evidente che il sindaco ha commesso i reati) e le esigenze cautelari sono diminuite, revoca gli arresti domiciliari (misura cautelare, che non è una condanna ma un provvedimento per sua natura provvisorio e che va revocato quando le esigenze cautelari, come in questo caso, si riducono: si può leggere il testo integrale su http://download.repubblica.it/pdf/2008/tribunale_pescara.pdf).
    Anziché censurare il loro politico – o quantomeno tacere prudentemente – i pdemocratici massacrano il giudice.
    Già visto, solo che sinora lo faceva “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”

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