Momenti difficili

comunismo

 

Spinoza fa il punto sul comunismo in Italia:

Curzi muore, Luxuria vince l’Isola, Gramsci esaltato dalla Chiesa. Aggiungici che il segretario è Ferrero ed è davvero un periodo di merda.

 

PS: qualcuno fa giustamente notare nei commenti che non bisogna essere così duri con Luxuria. Almeno per una volta un comunista ha vinto qualcosa!

 

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7 risposte a Momenti difficili

  1. Domenico ha detto:

    Momenti difficili, ma anche paese indegno e popolo indegno.
    Noi italiani abbiamo aderito con facilita’ a due “grandi concezioni culturali”: la priorita’ data all’arricchimento individualista furbastro, menefreghista e, se necessario illegale (parecchi capitalisti schiavisti preferiscono la galera alle regole civili); la visione dell’altro (rom, lo Stato, l’Europa, il negro….)considerato la causa del male, il nemico, anche quando l’italiano riesce a sfruttarlo. Due concezioni che hanno localizzato la dignita’ del nostro popolo al di sotto del livello della pancia, distruggendo in noi gli elementi sostanziali di immunologia etica, morale, civile, politica, ed umana.
    Da qui, il datore di lavoro veneto che lascia morire di fatica nei campi il “clandestino” indiano e domanda poi che il suo corpo (ridotto a scarico/rifiuto) sia tolto dal suo campo; da qui, l’accusa di essere una cloaca fatta al Consiglio superiore della magistratura da parte di un altissimo esponente politico del governo attuale; da qui, un popolo che rielegge trionfalmente e lo porta a diventare ministro la persona che aveva affermato che usava la bandiera tricolore italiana per pulirsi il sedere, che è lo stesso autore del gesto volgarissimo del dito medio; da qui un popolo che ridà il potere a un Presidente del consiglio dei ministri che dichiara vittoria, urbi et orbi e senza vergogna, per essere riuscito, finalmente, a far adottare delle leggi fatte a sua misura per salvarsi da una magistratura non solo comunista ( a suo avviso) ma malata perchè, come dichiarato in altri momenti, sempre da Presidente del consiglio dei ministri:”Bisogna essere malato di mente per esercitare il mestiere di magistrato”.
    Questo è un paese indegno, diretto da un governo indegno, culturalmente sostenuto da un popolo che si compiace di ritrovarsi rappresentato da come sopra e che , oggi, si comporta, esso stesso, in maniera indegna.
    Dimenticavo le due bambine rom morte annegate nel mare di Napoli,i cui corpi furono coperti da pezzi di stoffa che lasciavano visibili i loro piedini, al sole, nell’indifferenza dei bagnanti che passavano o che si crogiolavano al sole.

    Momenti difficili, ma il futuro non è finito: non so quando, non so come,un altro paese prendera’ il posto con un popolo degno perchè animato dall’amore dell’altro e della dignità umana, dal rispetto quotidiano dei valori etici, sociali e civili del vivere insieme e fiero della res pubblica. Quel che so è che è giusto e buono di gridare la propria indignazione e di lavorare per costruire un altro futuro, senza compromessi.

    Sono d’accordo con Riccardo Petrella

  2. bat59 ha detto:

    Ho nella memoria un servizio del Tg1 di molti anni fa: doveva essere il 1977 o ’78 perché il tema dell’inchiesta era quello dei comunisti che collaboravano al governo con l’astensione; ad una Festa dell’Unità il giornalista si avvicina a due uomini sui quarant’anni e chiede “voi siete comunisti?”.
    Risposta: “perchè, non si vede?”.
    Che voleva dire “guarda dove siamo, come ci comportiamo e renditi conto che siamo un modello di serietà e dignità, dunque simao del PCI”.
    Ed era vero. La grande marmellata cerebrale degli anni a venire avrebbe trasformato sapientemente la parola comunista (o, come dice Neri Marcoré comunistacomunistacomunistacomunistacomunista) in un greve insulto, ma allora tutti, compagni, amici e avversari, sapevano che il PCI era garanzia di serietà, onestà, sostegno alla democrazia.
    I “comunisti italiani” erano, soprattutto e orgogliosamente, “italiani”: per questo Berlinguer e Almirante si rispettavano profondamente e mai tra loro è corsa una parola meno che corretta.
    Questo è il disastro dei nostri tempi.
    Ed è un disastro che ha un nome e un cognome.
    Che non è quello di Licio Gelli, ma di un suo tesserato.

  3. Mich ha detto:

    A me pareva che il blogger volesse solo sottolineare il momento difficile dei comunisti, non del nostro Paese (nè tantomeno parlare delle disgrazie che ho trovato, Domenico, fuori posto nel tuo commento, rispetto al resto del discorso).

    Comunque, l’osservazione di Bat59 sulla maggiore correttezza e concretezza (spero di aver interpretato bene) della politica di qualche anno fa è assolutamente condivisibile.

  4. petronio ha detto:

    Mi sento d’accordo con domenico e con bat59, e mi sento profondamente socialista. Tuttavia, credo che il tesserato di Licio Gelli sia non la causa ma (solamente) la conseguenza del disastro. Magari ne fosse la causa: basterebbe attenderne l’uscita di scena per demenza senile o per morte naturale. Il problema è endemico. Ma, mi domando e vi domando: che cosa si può fare di concreto perché i nostri concittadini tornino ad essere (o diventino per la prima volta) socialisti? Come si può arginare il dilagare del “nulla” individualista, egoista e egocentrico?

  5. alice ha detto:

    Condivido le osservazioni sulla maggiore serietà, correttezza e concretezza della sinistra italiana di qualche decennio fa e, forse, anche delle allora altre parti politiche.
    Ritengo invece esagerato scaricare ogni responsabilità del “disastro dei nostri tempi” a quel simpatico burlone, tesserato della P2. In questo modo gli si conferisce un rango storico al quale mi rifiuto di elevarlo.

  6. batta ha detto:

    Sono sempre stato combattuto tra il considerare la nostra classe dirigente causa o effetto della situazione italiana.
    Del resto, qualche decina di anni fa uno come il nostro presidente del consiglio non avrebbe certo avuto il successo politico che ha oggi. Ma d’altronde, lui stesso ha dato un grandissimo contributo per modellare l’Italia di oggi.

    Purtroppo Alice temo che se lo sia già guadagnato il rango di personaggio storico: nel bene o nel male verrà ricordato per aver appunto influenzato la storia italiana per almeno un ventennio.

  7. alice ha detto:

    Questo Batta è ormai scontato: è sicuramente uno dei più degni esponenti del ventennio politico italiano più mediocre dal dopo-guerra.
    Niente di più però, spero.
    Altrimenti che tristezza

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