Cosa dobbiamo imparare da Obama

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“Abbiamo molto da imparare dal candidato Obama nel migliorare i processi di selezione della classe politica all’interno del nostro paese. 

Il suo “yes, we can” è soprattutto un riconoscimento alla democrazia di internet, alla sua capacità di moltiplicare il potere delle idee, al di là, se non contro, i grandi mezzi di comunicazione. Ma internet non sarebbe bastato se non ci fossero state regole che permettono una vera competizione all’interno dei partiti, aperta anche a chi sta fuori dall’establishment. 

Chi vuole raccogliere la bandiera di Obama deve accettare queste regole, deve permettere una vera competizione nel mercato del lavoro dei politici. Ne abbiamo disperato bisogno. I problemi del nostro paese sono in gran parte problemi di inadeguatezza della nostra classe dirigente, a partire dalla classe politica. 

Nel passaggio dalla Prima alla seconda Repubblica il processo di selezione della nostra classe politica è solo peggiorato. Una volta esistevano i partiti di massa che svolgevano al loro interno la selezione. Contavano le decisioni dei vertici, ma anche i militanti potevano dire la loro. Difficile essere candidato senza il gradimento della base, anche in un collegio elettorale sicuro. Poi i partiti di massa si sono sgonfiati, il rapporto fra militanti ed elettori è crollato, e sono rimasti quasi solo i capi partito a selezionare la classe politica.

[…]

Oggi l’Italia è dominata da un gruppo ristretto di politici a vita che danno l’illusione del ricambio permettendo a innocui “volti nuovi” di entrare a Montecitorio o a Palazzo Madama. Non si investe in nuovi parlamentari. Né i nuovi parlamentari investono in una carriera tra gli scranni: semmai il Parlamento diventa un parcheggio, una pausa in cui coltivare reti di relazioni utili per il dopo.

[…]

I cappellini pro-Barack sono “one size fits most”, una taglia va bene per molti, ma non per tutti. Chi vuole metterseli in testa deve accettare di cambiare le regole di selezione della classe politica. Basta col finanziamento pubblico dei partiti. Basta con le liste bloccate. Meno parlamentari e, quei pochi, scelti con cura dalla base dei partiti nell’ambito di primarie vere, il cui esito non è precostituito dalle segreterie. C’è qualcuno lassù disposto a raccogliere questa sfida?”

Tito Boeri su Repubblica di oggi.

Ma d’altronde, se questo è il quadro di ciò che abbiamo oggi in quanto a giovani politici e primarie in Italia…

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3 risposte a Cosa dobbiamo imparare da Obama

  1. teo ha detto:

    A dire il vero Obama in questo articolo c’entra poco o nulla. Credo che Boeri l’abbia nominato per ottenere un po’ di consensi e dare un tono al suo intervento!

    Da Obama non dobbiamo imparare proprio nulla, semmai dobbiamo imparare qualcosa dai Democratici, che hanno proposto alla presidenza un afroamericano ovvero una donna, primi nella storia in entrambi i casi.
    Altrimenti dobbiamo imparare da Bush che ha nominato Condoleeza Rice e Colin Powell, afroamericani.
    Dai repubblicani che come nome nuovo hanno proposto la Palin. Tutti in America possono avere voce.
    Obama credo davvero che sia stato nominato a sproposito, certo anche lui ha contribuito a svecchiare la politica nominando come vice Biden, però Boeri poteva trovare un altro titolo per invogliare la gente a leggerlo.

  2. teo ha detto:

    Dimenticanza: lo slogan “yes, we can” è nato dalla penna del giornalista David Axelrod. A Obama non piaceva… ma il favore dei suoi elettori ha provveduto a fargli cambiare idea.

  3. batta ha detto:

    Guarda teo si può essere d’accordo o meno con ciò che dici, ma spero che nessuno impari mai dai repubblicani americani a candidare persone come la Palin! 🙂

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