L’arte della guerra applicata alla finanza

 

Colin Powell ritorna sulla scena politica appoggiando Obama nella sua campagna elettorale, e insieme a lui ritorna in auge (come ricordato oggi sul Sole24ore da Alessandro Merli) la teoria militare da lui sostenuta durante il suo incarico da capo di Stato maggiore delle forze armate sotto la presidenza di Bush padre: la teoria della overwhelming force, della supremazia schiacciante. In pratica, la necessità di affrontare il nemico con forze tali da poterlo sconfiggere subito. Forze superiori a quanto si ritiene necessario, per evitare i pericoli derivanti da qualsiasi imprevisto.

Ai tempi della prima guerra del Golfo, per non ripetere gli errori commessi anni prima dagli USA in Vietnam, Powell applicò questa teoria dispiegando una potenza bellica nettamente superiore a quella del nemico, con l’obiettivo di schiacciarlo e chiudere subito il conflitto, evitando pericolosi strascichi.

Proprio ciò che non è stato fatto nel 2003 con l’invasione dell’Iraq: in questo caso gli americani hanno scelto di combattere “al ribasso”, schierando il minimo indispensabile delle forze. Strategia che non si è rivelata adeguata, perchè dopo il successo iniziale le cose si sono messe male, nonostante Bush figlio si sia affrettato a dichiarare “missione compiuta”.

Ora la teoria della overwhelming force può essere applicata anche a un campo diverso, quello della finanza mondiale. La crisi che sta colpendo i mercati può essere combattuta solo facendo ricorso a una potenza schiacciante.

Per mesi Governi e banche hanno affrontato i segnali della crisi mondiale trattandoli come piccoli focolai di incendio, sottovalutando clamorosamente il fenomeno e cercando di arginare le crisi locali qua e la, quando si presentavano e senza pensare a un’azione di lungo periodo.

Solo dopo l’estate, con il fallimento di Lehman Brothers, le Istituzioni hanno aperto gli occhi e si sono mobilitate insieme, applicando la necessaria forza di intervento secondo la teoria della overwhelming force. Ma ora devono continuare a trarre lezioni dalla storia, e non allentare questa applicazione finchè la crisi non sarà definitivamente superata.

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4 risposte a L’arte della guerra applicata alla finanza

  1. bat59 ha detto:

    Grazie per la rivelazione della overwhelming force, che non conoscevo.
    Mi pare che si debba leggere come complementare con la teoria di Von Clausewitz della guerra come strategia di “annientamento” del nemico (Vernichtungsprinzip), unita all’assioma della guerra potente, rapida e coerente con i fini (“un atto singolo e non una condizione permanente”).
    Quello che gli statunitensi bushani, appunto, non hanno capito.

  2. petronio ha detto:

    Ma, circa la finanza, siamo sicuri che una guerra sia possibile? Cioè, per fare la guerra bisogna essere in due. Siamo sicuri che ci sia un soggetto diverso da quello contro cui si dovrebbe fare la guerra? E ove anche ci fosse, siamo sicuri che, prima ancora di decidere di impegnarli, avrebbe davvero i mezzi per fare la guerra, a maggior ragione con le caratteristiche suggerite da Powell e da Von Clausewitz?

  3. wowbagger42 ha detto:

    Non è la teoria di Powell, non diamogli meriti che non ha!😀
    E’ il sempreverde Sun Tzu…😉

  4. wowbagger42 ha detto:

    Forse mi sbaglio invece…
    Perchè Sun Tzu se non ricordo male poneva come primo precetto “conquista intero e intatto”, non “annienta”, e di sicuro Powell non fa molto per prevenire lo scontro (il grande condottiero è colui che vince senza combattere…).
    Ok è veramente tutto merito di Powell (ma continuo a preferire Sun Tzu!)

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