Perchè tanta ostinazione?

A volte capita che qualcun’altro (in questo caso Luca Sofri) scriva esattamente quello che stai pensando da giorni e vorresti scrivere tu, magari un attimo prima e in forma migliore di quanto potresti fare… E allora che si fa? Si cita.

A leggere i giornali, c’è una questione su cui il Partito Democratico è fermamente e orgogliosamente combattivo e compatto da mesi, quella in cui più dimostra una posizione convinta e irremovibile, e l’intenzione di conseguire un risultato. Non è il lodo Alfano, su cui le opposizioni più radicali sono state appaltate a Di Pietro. Non è l’affare Alitalia, su cui il PD ha a lungo tentennato: e quando è riuscito a occuparsene proficuamente non ha saputo spiegarsi e non si sa se Veltroni abbia convinto Epifani o D’Alema abbia convinto Colaninno. Non è la crisi della finanza mondiale, su cui nessuno ha un piano chiaro, ci mancherebbe l’avesse il PD. Non è la questione dei rifiuti, in cui Berlusconi è passato da salvatore davanti allo spaesamento del centrosinistra. Non è la scuola, e non è il lavoro pubblico: Gelmini e Brunetta imperversano, e si riesce solo a sperare che si diano malati. Non è la riforma della legge elettorale, passata in cavalleria fino a quando sarà troppo tardi.

A leggere i giornali, il Partito Democratico ha una prioritaria e decisiva battaglia da combattere, e non molla l’osso: la nomina di Leoluca Orlando alla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Mai un dubbio, mai un’apertura, mai un cedimento alla trattativa. Ci sono cose su cui non si scende a patti: valori condivisi, soglie di civiltà, quelle cose lì. Leoluca Orlando alla Vigilanza Rai.

[…]

Perché tante energie, tanto investimento, tanto muro-contro-muro? Qual è la posta in gioco, la parte che ci sfugge? Cioè, è la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, d’accordo: un ruolo rilevante nelle istituzioni e in un’informazione dominata dai comunicati televisivi. Ma è anche un ruolo che implica di fatto la quotidiana trasmissione di note alle agenzie in cui si protesta sul conteggio dei minuti concessi all’opposizione al telegiornale, e poco più. C’è bisogno di Leoluca Orlando? Bisogna proprio impuntarsi? Oppure le responsabilità della carica sul campo radiotelevisivo sono assai più grandi, ma allora ci si chiede quali competenze vanti Leoluca Orlando, brava-e-degna-persona-per-carità, per ritenerlo l’unico adatto alla bisogna. E poi c’è anche un dettaglio che non dovrebbe essere irrilevante: Orlando non è neanche un uomo del PD. E il PD sta spendendo tutto se stesso e giocandosi tutti i suoi bonus di ottenere qualcosa da una maggioranza che non concede nulla, per ottenere un posto per un uomo dell’Italia dei Valori. Lealtà, direte voi. Direte: fronte comune nell’opposizione. Sarà, ma intanto Di Pietro prende a schiaffi il PD e Veltroni un giorno sì e uno sì, rosicchia tutto il rosicchiabile, muove i suoi carroramatini in Abruzzo, e al PD sono impegnati a piazzargli un uomo al sicuro.

Lo so: si dice che a Di Pietro non gliene freghi niente, di Orlando. Si dice anche che il Pd miri a tirarselo in casa, Orlando, una volta piazzato. Si dice che nessun altro è disponibile a restare con le pive nel sacco dopo tanta insistenza. Si dicono cose pettegole e poco belle, che non sono considerabili in una discussione seria dentro un partito serio.
E quindi la domanda resta quella: se la maggioranza dichiara ogni giorno di scordarselo, Orlando alla Vigilanza, si può sapere perché una battaglia persa sia divenuta di principio senza nessuna ragione comprensibile a chi la segue? Il PD ha brave e capaci persone che possono andare a dare un senso a quella carica, e che la maggioranza nella sua capricciosa prepotenza potrebbe accettare: quale livello di sbeffeggiamento delle proprie richieste deve raggiungere, prima di trattare e ottenere forse più di quello su cui sta puntando? E se invece lo ottenesse, quale perdita di contatto col mondo giustificherebbe un’euforia da grande vittoria politica? Un uomo di Di Pietro alla Vigilanza Rai? Wow.

Che poi finisce che per avere Orlando alla Rai il Pd deve accettare Pecorella alla Corte Costituzionale… Non so quanto questo sia saggio.

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2 risposte a Perchè tanta ostinazione?

  1. roy ha detto:

    Nella cosidetta Prima Repubblica questa manfrina avrebbe potuto solo significare tattica di superficie per bruciare due candidati modesti e spaesati (Orlando e Pecorella) in attesa di eleggere due candidati veri ed autorevoli, tenuti di riserva fino al momento opportuno.
    Nella Seconda (o e già la Terza?) pare che invece i candidati veri siano quei due.
    Mi chiedo se il problema prepolitico non sia che la qualità dei politici è scesa più della Borsa di Tokyo

  2. petronio ha detto:

    Pecorella alla Corte Costituzionale è qualcosa di veramente bello: l’unica legge che ha scritto, è stata dichiarata incostituzionale in tempo zero! La maggioranza è ormai senza vergogna, siamo alle dimostrazioni di strapotere: “Possiamo fare tutto quello che ci piace”. Secondo me, ha ragione roy. Ma non solo la qualità dei politici è ai minimi storici. Lo è la politica in generale. Con tutto quello di angosciante che sta facendo la maggioranza, l’opposizione si preoccupa di Orlando alla vigilanza rai. E io dovrei votare o gli uni o gli altri sennò il mio voto è inutile? Che sia forse venuto il momento di non votare più, come unica forma comprensibile ai politici di manifestazione di radicale dissenso?

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