Questione di percezione

 

Come avevo già detto:

“Una tabella sul crimine in alcuni paesi del mondo, pubblicata nel numero in edicola dell’Economist, riporta i dati sugli attacchi violenti alle persone, le minacce e gli assassini (in rapporto alla popolazione). Risulta che in Italia ci sono nettamente meno crimini violenti che in Francia, Finlandia, Polonia, Canada, Stati Uniti, Olanda, Inghilterra e Galles. Ci sono meno attacchi e minacce che in Germania e Norvegia (mentre rispetto a questi ultimi paesi ci sono più assassini in rapporto alla popolazione). I dati sono dell’Onu, dell’International Crime Victims Survey e dell’Us Department of Justice. Si riferiscono al 2004.

Può essere che siano dati distorti dal fatto che in Italia alcuni di questi crimini non vengono denunciati? Certo che può essere. Ma questo dovrebbe ridurre anche l’impatto mediatico, che invece appare fortissimo. Se ne deduce che in ogni caso, siamo di fronte a una campagna mediatica orientata a farci sentire insicuri e a farci paura. Una campagna che diffonde timori esagerati (almeno a giudicare dal confronto con gli altri paesi) in tutta Italia (mentre comunque i dati vanno considerati anche tenendo conto che molti crimini in Italia si svolgono in alcune particolari regioni del paese). Il che significa che in certe regioni siamo al sicuro come in pochissimi altri luoghi al mondo.

La diffusione della paura è un sistema di manipolazione e di governo. Cui prodest? Chi dichiara di voler aumentare la sicurezza trae il massimo vantaggio politico dalla diffusione dell’idea di insicurezza. Lo hanno imparato gli americani. E sarebbe ora che lo imparassimo anche noi. 

(Ma forse lo sappiamo già e non ce ne importa molto. Abbiamo una tale quantità di argomenti dai quali farci ipnotizzare…).”

 

[via Luca De Biase]

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15 risposte a Questione di percezione

  1. teo ha detto:

    Inanzitutto, questi confronti devono essere analizzati con un criterio adeguato: francia, stati uniti e inghilterra presentano quartieri “particolari”, in cui il tasso di violenza è pari solo al livello di povertà; dove le più varie culture vengono a contatto… e come succede il più delle volte “contatto” è un eufemismo per dire scontro.

    L’emergenza sicurezza: i giornalisti fanno solo quello che gli viene richiesto, informano. Se c’è un omicidio, lo riportano. Questa è una notizia, per chi non vuole sentire si veda studio aperto. Bisogna giustamente distinguere, un omicidio al giorno dai non è poi così male… gli americani stanno molto peggio.
    L’emergenza sicurezza dipende dal fatto che ci sono vari impedimenti ad una diminuzione di questi crimini: siamo uno dei pochi paesi che danno retta a quello che dice l’ONU, mentre altri se la ridono (vedi l’Iran); siamo forse l’unico che dà retta al Vaticano (non bisogna fare discriminazioni – mai vista tanta ipocrisia, senti da che pulpito viene la predica).

    I numeri: i numeri sono sempre da prendere con le pinze (quando il governo dice che i numeri sono dalla sua parte, tutti contestano…). L’italia purtroppo è un paese dove l’omertà è ancora forte… e dove in alcuni quartieri un uomo può morire cinque volte e il giorno dopo andare tranquillamente a comprare il pane!!!

  2. batta ha detto:

    Teo, un po’ troppi luoghi comuni, come ho detto nel mio post precedente, non credi?

    Anche in Italia diverse culture stanno venendo a contatto, ma i risultati sono diversi.
    Per quanto riguarda il giornalismo, sai bene che ci sono molti modi per dare una notizia, e non sono neutri.
    E poi, cosa c’entra l’ONU con quello che accade in casa nostra?

  3. savomacario ha detto:

    Di chi sono queste conclusioni? Dell’ Economist, fonte davvero poco imparziale quanto alla politica italiana, o di De Biase?
    Volendo poi entrare nel dettaglio, chi ha detto che in Italia il problema siano i crimini violenti? E cosa si intende con violenti? E’ violento finire in una colata di cemento armato senza che nessuno lo sappia mai?
    Certo, se per crimini intendete C.S.I., allora…

  4. teo ha detto:

    Caro batta… un giorno mi dovrai spiegare la tua concezione di “luogo comune”. Perchè davvero non la colgo, mi pare alcune volte una semplice risposta jolly.
    Luogo comune è dire: italiani “mafia, pizza e mandolino”. Non è luogo comune dire “a napoli c’è la camorra”. E’ una verità di fatto, tutto qua.
    Se è un luogo comune dire che i barrios di caracas sono posti pericolosi, boh vorrà dire che un giorno ci andrò da solo, di notte, con il portafoglio in bella vista. Vediamo che accade.

  5. Mich ha detto:

    “Anche in Italia diverse culture stanno venendo a contatto, ma i risultati sono diversi.”
    Cosa intendi Batta?

  6. batta ha detto:

    Forse luogo comune era poco appropriato: vogliamo dire banalità? Non è un insulto a quello che hai scritto, ma semplicemente a me sembra che tu non abbia commentato la notizia, limitandoti a scrivere delle cose (alcune vere, altre no, come ti ho detto) che avresti potuto scrivere per per qualsiasi altro post sulla situazione italiana.
    Forse è difficile da spiegare, ma è una sensazione! 🙂

    Mich, intendevo dire che in Italia e negli altri Paesi citati ci sono gli stessi problemi, il contatto tra culture diverse, la presenza di stranieri e così via. Ma i risultati sono diversi perchè negli altri Paesi i tassi di criminalità sono più alti che in Italia: questa è la differenza.

    Ricordiamoci che qui si parla di sicurezza reale: quello che interessa ai cittadini (e purtroppo ai politici che vanno in cerca di voti con questo argomento) è la sicurezza percepita. Due cose molto diverse, come il nostro Paese insegna.

  7. teo ha detto:

    Batta, la banalità del raccontare i fatti io credo che risieda nella notizia stessa: come ha fatto notare savo, è dell’economist, non proprio il massimo dell’obiettività.
    Trovo insensato stemperare il “problema” (come vedi non parlo di emergenza) sicurezza dicendo che negli altri paesi si sta peggio: scusa, e lo ripeto in molti interventi e non solo io, ti preoccuperai solo quando avremo lo stesso numero di omicidi che negli U.S.A? Prevenire non è meglio che curare? Tutti si preoccupano che non si attui una dittatura in italia, dirai allora di stare tranquilli, tanto in cina si sta peggio! O è un luogo comune pure questo?

    Concordo col fatto che i media sembrano concentrarsi prevalentemente sui reati commessi da stranieri ai danni di italiani: la verità è che gli stranieri commettono reati soprattutto contro loro “compatrioti”(80%). Beh questo ti dà ragione, per gli italiani l’immigrazione non è un problema, si ammazzano tra di loro! Bella solidarietà per gli altri innocenti…

    Tuttavia se appena il 5% della popolazione commette il 35% dei reati… mi preoccupo. Come dice l’intervento poi, c’è da distinguere tra le varie regioni: dalle mie parti il 70% dei reati è commesso da stranieri.. mi preoccupo assai.
    Gli stati uniti sono in una situazione più grave? Beh… ho capito, ma allora la nostra situazione non merita attenzione e provvedimenti?

  8. batta ha detto:

    “I dati sono dell’Onu, dell’International Crime Victims Survey e dell’Us Department of Justice. Si riferiscono al 2004”: più chiaro di così… Leggeteli, come al solito è sempre utile sapere di cosa si parla.

    Il fatto che li abbia riportati un giornale piuttosto che un altro non cambia nulla (a prescindere dal fatto che l’Economist è un giornale serio e di solito non guarda in faccia a nessuno).

    Teo, mi citi qualche fonte a sostegno dei tuoi dati? Perchè mi sembrano molto basati sulla percezione, e non su fatti.

  9. savomacario ha detto:

    Giornale serissimo che non guarda in faccia a nessuno: ma nella politica italiana non lo è, ed esprime le sue idee senza mezzi termini:

    http://vistidalontano.blogosfere.it/2008/04/the-economist-berlusconi-still-unfit-sempre-non-adatto.html

  10. teo ha detto:

    Batta, la fonte è il viminale… Se dici che il viminale non è di parte, prendi pure da
    http://www.stranieriinitalia.it/ansa-sicurezza_da_stranieri_un_reato_su_tre_romeni_primi_3470.html

    Leggili, è sempre utile sapere di cosa si parla.
    Ho la sensazione che tu percepisca solo quello che ti interessa o quello che vuoi vedere, senza analizzare il quadro generale.
    Tu percepisci sicurezza perchè i fatti della TUA città probabilmente te lo consentono…
    Invece di stare in america, magari fatti un viaggetto per l’italia. Poi vediamo cosa percepisci.

    Distinti saluti.

  11. batta ha detto:

    Savo: certo che esprime le sue idee senza mezzi termini. Ma voglio dire che non è di sinistra nè di destra: appoggia o critica qualcuno indipendentemente dalla parte politica a cui questo appartiene, e questo secondo me ne fa un giornale serio.

    Teo: non ti scaldare, quello in cui credo e che voglio trasmettere ai miei lettori è il cercare di essere sempre informati e conoscere ciò di cui si parla. Non avere pre-giudizi ed avere una mente critica. Per questo quando parlo di dati cerco di citare la fonte e non riportare i “sentito dire”. Per questo te l’ho chiesto e per questo sono contento che tu mi abbia citato la tua fonte! 🙂
    Poi è ovvio che ognuno abbia la sua opinione, ma che società sarebbe se la pensassimo tutti allo stesso modo?

    Grazie, in ogni caso, per la partecipazione e i contributi, tuoi e di tutti gli altri lettori!

  12. roy ha detto:

    @Teo@Batta: “circa il 35% dei reati in Italia sono commessi da stranieri, con i romeni al primo posto. E sono soprattutto i clandestini a delinquere, mentre tra gli immigrati regolari il tasso di criminalità è in media con quello degli italiani. Questi gli ultimi dati del Viminale”.
    Questa è testualmente la notizia della quale state discutendo.
    Vi spiego dove sta il trucco.
    Il dato è quello delle “denunce”, cioè delle notizie di reato a carico di persone identificate.
    Nella legge Bossi-Fini gli articoli 6 e 14 producono un numero spropositato di denunce: in pratica i clandestini anziché essere espulsi dalle Questure (che non si sono mai organizzate per farlo effettivamente) vengono ri-ri-ri-identificati e ri-ri-ri-denunciati per il solo fatto di essere clandestini e/o senza documenti: effetto: il numero delle notizie di reato a carico di “stranieri clandestini” è sempre più alto.
    Da otto anni in qua – invece – nessuno ha chiesto conto alle varie polizie e al Viminale di un altro semplice fatto: l’art. 50 L. 479/1999 ha previsto che sulle notizie di reato a carico di ignoti le polizie indaghino autonomamente dalla magistratura; questo sistema è stato voluto su richiesta pressante delle polizie stesse, che si sentivano oppresse dai pubblici ministeri e che, svincolate da obblighi e controlli, avrebbero dovuto ottenere risultati finalmente utili per individuare gli autori dei reati. Mi risulta che il numero dei casi irrisolti (non i grandi delitti, ma i quotidiani furti, danneggiamenti, ecc.) è invece cresciuto. Non è per caso che il costante allarme sicurezza è il modo per occultare la costante inefficienza delle polizie italiane (il cui numero di uomini è altissimo e il rapporto con il numero di abitanti è superiore a tutti i Paesi europei)?

  13. savomacario ha detto:

    “vengono ri-ri-ri-identificati e ri-ri-ri-denunciati per il solo fatto di essere clandestini e/o senza documenti”

    Solo? Solo?
    Ma tu sai che in Cina da qualche giorno sono attivi i posti di blocco per entrare a Pechino in automobile? Che per entrare _in metropolitana_ devi passare per metal detector e i tuoi bagagli sono passati ai raggi x?
    Che se fai parte di una certa etnia potresti essere ospite non gradito in città? Che vige l’arresto preventivo?
    E secondo te magari è violazione di non so quale diritto schedare e rispedire indietro gente che entra in Italia in maniera illegale…

  14. roy ha detto:

    @savomacario: d’accordo con te nello ‘spirito’ dell’intervento; nel senso che non sono per le ‘soluzioni cinesi’, mi piace l’Europa, dove si vive civilmente, ma vorrei un po’ di effettività nell’azione repressiva.
    Ma quello che voglio dire è che le Questure non sono capaci (non sono capaci: cioè: non lavorano, non sanno organizzarsi, preferiscono fare altro) di rimandare i clandestini nei loro paesi e quindi producono solo carta: una denuncia è carta, un decreto di espulsione non eseguito è carta.
    Ma questa carta, magicamente, diventa statistica su presunta criminalità perseguita.
    Diffidate dei servizi televisivi con i blu-blu delle macchine di servizio che lampeggiano, e con una voce enfatica di sottofondo che parla di ‘operazioni’ contro questo e quello, ‘sicurezza’ e simili.
    Tra qualche anno (tardi purtroppo) li guarderemo come i documentari dell’Istituto Luce, con le loro immagini retoriche e le loro esaltate voci nasali

  15. roy ha detto:

    O forse “percezione” vuol dire presa per i fondelli, in ogni campo.
    “Data la variabilità dei dati il calo può essere plausibilmente collocato tra il 37 ed il 40%”.
    Così dice furbescamente il comunicato del ministro Brunetta sul presuntissimo calo delle assenze degli impiegati pubblici solo perché lui ha fatto ‘bau!’.
    La “variabilità” vuol dire che su 3,5 milioni di dipendenti pubblici, distribuiti su migliaia di amministrazioni, sono stati raccolti (e non calcolati, ma ‘stimati’) i dati relativi a circa settanta uffici, scelti secondo criteri ignoti (vuoi vedere che hanno scelto i dati più favorevoli???) ma disomogenei.
    I giornalisti hanno abboccato come pesci di allevamento, i cittadini come flaccidi molluschi.

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