Rialzano la testa?

 

Prima la morte di un ragazzo a Verona, ucciso con la scusa di una sigaretta.

Poi a Roma, quartiere Pigneto, tre negozi di proprietà di immigrati sfasciati per un portafoglio rubato.

Oggi aggressione ai danni di alcuni studenti dell’Università La Sapienza a Roma.

Per quanto ci si sforzi di negare una “matrice politica” dei fatti, in meno di un mese tre [due in realtà: è di oggi la notizia che l’aggressore del Pigneto non era affatto fascista, anzi! Tra l’altro, non è così semplice neanche la dinamica del fatto] aggressioni fasciste (inutile nascondersi dietro giochi di parole). 

Non so se stiano “rialzando la testa” o se questo sia solo parte di un problema più generale: ormai ci si sente autorizzati a risolvere di persona ogni questione, magari usando la violenza. In entrambi i casi, il clima (politico, culturale) nel Paese non aiuta di certo.

 

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11 risposte a Rialzano la testa?

  1. Mich ha detto:

    Dunque, io ritengo che l’episodio di Verona sia da considerarsi a parte. Infatti, mentre per i due più recenti casi io sia d’accordo con quanto da te scritto, nel primo non vedo la “matrice politica”, e non per giochi di parole, ma per ciò che a me sembra evidente. Tralasciando che probabilmente le idee politiche degli assassini di Verona potrebbero forse aver influenzato o enfatizzato il loro carattere violento, l’atto in sè mi sembra più causato da una enorme dose di stupidità e dalla deficienza del “branco”.
    Ovviamente non credo che questo fatto sia meno o più grave degli altri, ma che vada valutato su un altro piano, e comunque punito in modo esemplare [dove “esemplare” è un eufemismo per “draconiano”]

  2. savomacario ha detto:

    Ha ragione Mich!
    Non bisogna fare confusione tra i 3 diversi episodi.
    Non c’è bisogno certo di spiegare perchè centrano poco o nulla l’uno con l’altro.

    Ma è vero, il clima in Italia è di insofferenza, e forse in proposito dovremmo aggiungere che alcuni politici in un passato non troppo remoto non hanno capito che aria tirava nel paese.
    Il sentimento è diffuso e non solo al Nord, consiglierei in proposito di guardare cosa accade a Napoli, dove si bruciano i campi nomadi, cosa che anche il leghista più xenofobo mai si è permesso di fare, e soprattutto di leggere cosa scrivono i bambini della zona a proposito.
    Insomma, qualcosa sta e deve cambiare, le avvisaglie ci sono. E qualcosa cambierà, e non necessariamente con le buone maniere temo…

  3. teo ha detto:

    la stella a cinque punte delle brigate rosse.
    La croce celtica dei nazifascisti.
    Le bandiere arcobaleno e del che dei cortei che gridano dieci cento mille nassirya.
    Le bandiere delle squadre di calcio quando è morto Raciti (se mi consentite..)
    Il loro unico credo è la violenza. I simboli politici sono come i loro passamontagna, come le loro sciarpe: vanno usati quando occorre, per nascondersi dietro essi.

  4. bat59 ha detto:

    Non tutti i simboli sono uguali, non tutte le bandiere sono uguali.
    O meglio: “assimilabili”.
    Se è vero che per alcuni soggetti i simboli (politici, sportivi, etnici) sono una scusa per nascondersi (innanzitutto a se stessi: caratteri deboli, personalità modestissime che hanno bisogno di adesioni animalesche) e risolvere il proprio vuoto mentale nell'”agire”, per molti – e soprattutto per chi organizza e dirige – la scelta ideale è fondamentale.
    E non tutte le scelte ideologiche sono assimilabili.
    Ve ne sono alcune che hanno conseguenze letali per la vita di una società, altre che possono (devono) essere discusse, anche combattute.
    Le idealità prevaricatrici in genere sono come un pugno: che devi evitare o al quale devi reagire; il fascismo è come un veleno: che devi innanzitutto riconoscere.
    Che si diffonde (astutamente) anche inducendo (astutamente) a pensare “tanto sono tutti uguali”

  5. vitt80 ha detto:

    Se posso permettermi di introdurre del folklore nella discussione, e di dilungarmi un po’, vorrei raccontare un episodio che mi è accaduto ieri sera, poco dopo aver letto questo post, proprio mentre pensavo “ma non staremo un po’ esagerando con questa storia della violenza politica? In fondo, alla Sapienza si sono semplicemente pestati quattro ragazzini, niente di nuovo”.
    Tornata a casa, però, ho notato, affisso sul gabbiotto del portiere, una specie di cartello, scritto a pennarello, nel quale si leggeva quanto segue: “ATTENZIONE. Inizia il periodo in cui ladri, zingari e truffatori cercano di introdursi nel palazzo. Non aprite a nessuno che non conoscete e se notate qualcuno in giro per le scale avvertite” (chi? ma questa è un’aggiunta mia).
    La mia prima reazione, francamente, è stata una grassa risata, considerato che abito in una zona ultra-popolare di Roma (Tuscolano) e, francamente, tutto temo tranne i topi d’appartamento.
    La seconda reazione è stata un po’ meno leggera, perché ho capito che stavo sottovalutando quanto sta accadendo in questi giorni.
    In sei anni che abito lì, non solo non è mai comparso nessun cartello simile, ma nemmeno mi consta che si siano verificati furti ad opera di “zingari” o quant’altro.
    Allora ho pensato: non sarà che questo clima di isteria collettiva, di improvvisa recrudescenza di intolleranze più o meno sepolte, abbia sdoganato il disprezzo per chi, in fondo, non ci è mai piaciuto?
    Non sarà che questo continuo parlare di stanieri che delinquono abbia “disinibito” chi prima, semplicemente, gli stranieri non li poteva soffrire e basta, ma non poteva permettersi di manifestarlo nel clima generale di buonismo veltroniano (scusate se rimango confinata all’ambito locale) che ci circondava?
    E soprattutto, non sarà che, in un quartiere popolare come quello in cui vivo, il tema della paura verso i Rom risulti particolarmente affascinante, perché, trattandosi di una zona socialmente ai margini, permette ai miei vicini di casa di individuare qualcuno più in basso di loro nella scala sociale e rispetto al quale, dunque, sentirsi finalmente superiore?
    Non sarà che, con la scusa degli ZINGARI, semplicemente abbiamo individuato qualcuno in confronto al quale sentirci meno miserabili?
    E non sarà che alcuni gruppi pseudo-politici, che fino a pochi mesi fa si sentivano in minoranza, adesso stiano cedendo alla voglia di farsi di nuovo sentire, sperando che il ricambio politico ai vertici gli garantisca una nuova compiacenza?
    Temo che ci sia un concreto rischio in questo senso.
    E soprattutto, tremo al cospetto dell’immagine che sta all’inizio di questo post, che è stata scattata il giorno della vittoria elettorale di Alemanno sulla scalinata del Campidoglio.
    Il nuovo Sindaco, prima di sfoderare nelle opportune sedi il volto conciliante e democratico della nuova destra, di fronte a quei festanti saluti romani ha degnamente risposto.
    E questo non riporta la memoria ad un periodo felice.
    Temo che, circondati da questa iconografia, si debba guardare al prossimo futuro con una certa apprensione.

  6. Sterza ha detto:

    Esiste un’ignorata patologia sociale che va oltre le ideologia novecentesche: la violenza.
    Viviamo in una società insicura, in cui la logica del profitto ha, da tempo, intaccato ogni tessuto comunitario. In questo contesto, l’aggressività è l’agente che, a detta dei più, consente l’affermazione del singolo.
    Spesso, al di là della realtà rappresentata dai media, la violenza più pericolosa non è quella fisica ma quella morale, psicologica.Quest’ultima è più difficile da accertare, sanzionare e “curare”.
    La violenza “low profile” intacca, delegittima, umilia, discrimina: insomma fa più male d’un pugno.
    Se questo è il quadro, esiste l’eterno problemna del “che fare?”. Mi viene in mente la parola “educazione” che etimologicamente sta per “e duco” cioé “conduco fuori”. Per far ciò, non servono autorità ma uomini di buon senso.
    Non serve nemmeno far appello alla politica d’oggi, forse servirebbe la Politica di Platone.
    Forse sarebbe sufficiente iniziare a metterci in discussione.
    Forse sarebbe sufficiente essere un piccolo esempio: uomini rispettosi di sè, degli altri e dei luoghi in cui vivono.

  7. batta ha detto:

    Grazie a tutti per i commenti (in particolare a vitt80 per la sua testimonianza diretta)!

    Credo che il clima che si sta instaurando sia sotto gli occhi di tutti, e lo vediamo quotidianamente da piccole cose.

    E a proposito di clima, un’interessante riflessione di Pierluigi Battista oggi sul Corriere: stiamo attenti a non esagerare, perchè il clima alimenta il clima. I violenti, i fanatici, sono eccitati dall’impatto mediatico che producono le loro miserabili gesta.
    Bisogna colpire i fatti, non il clima.

  8. savomacario ha detto:

    Credo sia la Repubblica (a meno che non sia un altro dialogo di Platone quello a cui ti riferisci)…

    E comunque non sono d’accordo, a volte la violenza “low profile” è necessaria, se non per attaccare, almeno per difendersi. E non può che essere così: in migliaia di anni mai è esistita una società “perfetta”, e d’altronde la perfezione non è umana…
    Sempre che si possa definire perfetta una società senza un minimo di violenza! Se dovesse scomparire, allora sì credo che dovremmo cominciare a preoccuparci sul serio…

  9. teo ha detto:

    A onor del vero.. platone scrisse un Politico..
    Cmq gli ultimi sviluppi sulla vicenda pigneto danno ragione alle parole di savo: nel nostro paese c’è un grande clima di insofferenza, la politica c’entra fino a un certo punto..
    Ora bisogna capire se siamo noi italiani ad essere diventati poco pazienti.. oppure se si è abusato di questa nostra pazienza troppo a lungo..

  10. savomacario ha detto:

    Giusto, esiste e chiedo scusa per la mia ignoranza, presumevo si trattasse della più nota Repubblica.
    Ad ogni modo fa bene teo a sottolineare di essere in grado di usare google. 😀
    Si scherza, ovvio… e grazie per avermi dato ragione!

  11. teo ha detto:

    Ammetto di aver usato google in effetti :). Ho studiato platone tempo fa.. e volevo andare sul sicuro..
    Cmq a proposito di libri.. più che IL POLITICO o LA REPUBBLICA.. ritengo che quello più indicato rimanga IL PRINCIPE del machiavelli, opera di grande saggezza e attualità

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