I primi passi

 

E’ chiaro che questo governo agisce, invece di perdersi in chiacchere come troppo spesso chi lo ha preceduto faceva: ma siamo sicuri che le prime decisioni siano ciò che davvero serve al Paese? Provvedimenti per risolvere la questione dei rifiuti, misure economiche su salari e mutui, il cosiddetto “pacchetto sicurezza”: per ora sono queste le grandi novità, ma credo che sia ancora troppo presto per esprimere dei giudizi nel merito.

Come al solito sento già molte prese di posizione che mi sanno tanto di ideologiche. Come si può dire se le misure sulla sicurezza sono giuste o sbagliate, sacrosante o incostituzionali, senza averle neanche lette? Senza aver considerato che contengono un po’ di tutto? Si va dall’istituzione del reato di immigrazione clandestina a nuove regole sul processo per direttissima, passando per i reati commessi alla guida in stato di ebbrezza e le aggravanti per i reati commessi a carico di anziani e disabili. Senza considerare che il “pacchetto” è formato da tre parti ben diverse: un decreto-legge, un decreto legislativo e un disegno di legge. Tre modalità diverse, tre tempistiche diverse. Per chi volesse, qui il testo del decreto legge e qui quello del disegno di legge.

A proposito dei Rom, vorrei anche segnalare uno studio del Ministero dell’Interno su “Le minoranze senza territorio“: i nomadi, che appartengono a una cultura completamente diversa rispetto alla nostra. Come al solito, non mi stancherò mai di ripetere che prima di giudicare bisogna conoscere. Pare che gli italiani non la pensi così: questi dati davvero sconfortanti rilevano lo stato di informazione di questi popoli.

E che dire della tanto acclamata rinegoziazione dei mutui? Comincerei dicendo che dovrà essere fatta rispettare dalle banche, che già ora non applicano le norme introdotte l’anno scorso da Bersani sulla portabilità dei mutui. Inoltre, potrebbe avere solo un effetto placebo sui risparmiatori, che vedrebbero ridotti i tassi di interesse ma aumentata la durata del mutuo! Anche la detassazione degli straordinari ha fatto sorgere notevoli preplessità tra gli economisti sulla sua equità ed efficacia.

Infine i rifiuti di Napoli: Bertolaso sottosegretario ad hoc, utilizzo dell’esercito se necessario, pene severe per chi ostacola le operazioni, quattro nuovi termovalorizzatori, educazione nelle scuole e avvio della raccolta differenziata. Le nuove misure però sono ritenute solo “di emergenza” dall’Unione Europea e si attendono provvedimenti strutturali.

Qualcosa si muove insomma; ma nella direzione giusta?

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6 risposte a I primi passi

  1. vitt80 ha detto:

    Tra i vari “primi passi” mossi dai Ministri del nuovo Governo, mi sembrano meritevoli di attenzione quelli del nuovo Ministro per la Funzione Pubblica (o come si chiama il nuovo Dicastero), Brunetta, perché mi paiono indicativi di un modo di fare politica che agisce per proclama ma si guarda bene dall’andare alla radice dei problemi.
    Oggi il nuovo Ministro ha affermato di aver promosso, d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali, un’iniziativa che riguarderà il suo Ministero, e che consisterà nel pubblicare on line le retribuzioni dei dipendenti (ma anche dei dirigenti e del Ministro stesso) e, soprattutto, le assenze dal lavoro di ciascuno, così da permettere al cittadino di operare una sorta di controllo diffuso sul lavoro dei ministeriali e da disincentivare l’assenteismo.
    Mi sembra che la trasparenza sia un buon punto di partenza per qualunque proposta di innovazione che riguardi la pubblica amministrazione.
    Tuttavia, dire, come fa il Ministro Brunetta, che queste misure condurranno ad un’aumento della produttività della macchina ministeriale del “30 – 40% su base annua” mi pare, semplicemente, una baggianata.
    In primo luogo, non mi è ben chiaro l’oscuro criterio seguito dal Ministro per calcolare questo mirabolante aumento di produttività.
    In secondo luogo, chi frequenta assiduamente gli uffici pubblici, ed in particolare la pachidermica struttura delle amministrazioni romane, sa bene che il problema non è tanto e non è solo l’assenteismo degli impiegati (che peraltro a me sembra, oggi, un fenomeno meno dilagante rispetto al recente passato), quanto il fatto che può accadere, al professionista che chiami un ufficio pubblico per sincerarsi che la mail che ha mandato sia stata letta, di sentirsi rispondere la seguente frase “non è stato possibile perché oggi l’impiegato addetto all’apertura delle mail è assente”.
    Non è fantascienza, è successo a me personalmente.
    Mi si può dire che anche in questo caso è un problema di assenteismo, visto che il disguido era da ricondurre all’assenza dell’addetto (….).
    Ma mi sembra più ragionevole ritenere che il problema non stia solo nel fatto che alcune persone si assentano dal lavoro, quanto piuttosto nella circostanza che chi è fisicamente presente, in molti casi non è in grado, o, peggio, non ha alcuna voglia di fare decentemente quello per cui è pagato.
    Si possono anche passare 12 ore in ufficio, ma non credo che cambi nulla, se queste ore vengono spese in maniera improduttiva e senza che nessuno controlli il lavoro svolto.
    Dire, come fa Brunetta, che si cacceranno “a pedate” quelli che non si presentano sul luogo di lavoro è molto facile, e di sicuro riscontro in termini di consenso.
    Agire dall’interno delle amministrazioni per eliminare le vere ragioni che rendono gli uffici pubblici, in molti casi, una zavorra, è senz’altro molto, molto più complicato.
    In questo senso, non ho avuto modo di apprezzare grossi contributi da parte del Ministro.
    Se questa è la linea di forma e di sostanza che intende seguire il nuovo Governo, personalmente rimango estremamente perplessa.

  2. bat59 ha detto:

    aggiungo un’esperienza, relativa non ad una mail, prodotto tecnologicamente avanzatissimo, ma ad un fax: Tizio in effetti l’aveva letto, ma solo Caio era abilitato ad inviarne uno di risposta;
    la contraddizione grave risiede nel fatto che lo stucchevole e falso messaggio sui dipendenti pubblici “fannulloni”, si porta dietro l’idea che vadano “cacciati” e non, invece, intelligentemente rinnovati; l’età media dei pubblici dipendenti italiani è di cinque anni più alta della media europea; negli altri Paesi la pubblica amministrazione dà la caccia ai giovani laureati offrendo loro possibilità di impiego con decorose retribuzioni; in Italia temo che proseguiremo con le sparate di goffi apprendisti stregoni

  3. savomacario ha detto:

    Sono “i primi passi”, non si propone di sradicare la… voglia di sbattermi zero😀

    Mi sembra un buon inizio cominciare a combattere chi non si presenta al lavoro – o timbra e se ne va – certo poi viviamo in un paese dove gente che non ha voglia di lavorare, temendo di perdere il lavoro si dà fuoco…

    “Anche la vedova, Maria Cultrona, minacciò di suicidarsi se non fossero state mantenute le promesse di lavoro fatte dopo il tragico gesto del marito. Scagliandosi contro i politici disse: “Sappiano che mi stanno costringendo a un gesto estremo come fecero con mio marito”. In seguito la donna fu assunta in una ditta di telefonia a Torino […]. Ed ebbe un sostegno economico anche dall’amministrazione comunale di Caltagirone, che a Giovanni La Mantia ha intitolato una strada nel 2007.” (fonte: Repubblica)

  4. teo ha detto:

    Bisogna anche considerare che forse forse fannulloni si nasce.. non è che si diventa (quando si arriva in un ufficio)
    Il male è da ricercare alla radice, in una società in cui la cultura del lavoro sembra essersi persa (e dire che la nostra repubblica democratica si fonda su di esso..) E’ vero poi che la pubblica amministrazione dovrebbe venire rinnovata con nuovi laureati.. ma con una istruzione in crisi e un principio meritocratico che si vede spodestato dal leccaculismo dilagante e dalle raccomandazioni.. non so quanto convenga. Se addirittura a quanto pare per trovare lavoro si è passati dal colloquio alle minacce… che bel paese

  5. savomacario ha detto:

    Più che altro non capisco come si possa “rinnovare”.

    Rinnovare mi sembra un eufemismo per “licenziare chi lavora da tempo”, (ovvio, a meno di non intendere il necessario ricambio generazionale di chi arriva alla tanto agognata pensione).

    Ma sfido a “rinnovare” un ultracinquantenne, che lavoro potrà mai trovare?
    E ancora, rinnovare, ma dove? Ma se l’età pensionabile si avvicina sempre più all’aspettativa di vita di un uomo…

    Certo, si potrebbe rinnovare l’uomo nello spirito, senza allontanarlo, ma a questo proposito vorrei ricordare Villaggio in “Io no spik inglish” (in breve, narra la storia di un uomo non più giovanissimo costretto ad imparare l’inglese per non essere licenziato).

  6. batta ha detto:

    Chissà cosa direbbe il Ministro Brunetta, che si è lanciato in una crociata contro i fannulloni della Pubblica Amministrazione, dei suoi colleghi parlamentari che accampano le scuse più assurde per non lavorare (e finiscono per fare danni alla loro coalizione!)🙂

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