Trovare un nemico

 

Sento il bisogno di riportare alcuni passaggi di un articolo di Umberto Eco su Repubblica di venerdì 16 maggio; nonostante sia un po’ lungo, credo che meriti di essere letto per gli spunti di riflessione che può offrire.

“Anni fa a New York sono capitato con un tassista dal nome di difficile decifrazione, e mi ha chiarito che era pakistano. Mi ha chiesto da dove venivo, gli ho detto dall’ Italia, mi ha chiesto quanti siamo ed è stato colpito che fossimo così pochi e che la nostra lingua non fosse l’inglese. Infine mi ha chiesto quali sono i nostri nemici. Al mio «prego?» ha chiarito pazientemente che voleva sapere con quali popoli fossimo da secoli in guerra per rivendicazioni territoriali, odi etnici, continue violazioni di confine, e così via. Gli ho detto che non siamo in guerra con nessuno. Pazientemente mi ha spiegato che voleva sapere quali sono i nostri avversari storici, quelli che loro ammazzano noi e noi ammazziamo loro. Gli ho ripetuto che non ne abbiamo, che l’ultima guerra l’ abbiamo fatta cinquanta e passa anni fa, e tra l’altro iniziandola con un nemico e finendola con un altro. Non era soddisfatto. Come è possibile che ci sia un popolo che non ha nemici? Sono sceso lasciandogli due dollari di mancia per compensarlo del nostro indolente pacifismo, poi mi è venuto in mente che cosa avrei dovuto rispondergli, e cioè che non è vero che gli italiani non hanno nemici. Non hanno nemici esterni, e in ogni caso non sono mai in grado di mettersi d’ accordo per stabilire quali siano, perché sono continuamente in guerra tra di loro.

[…] Pisa contro Livorno, Guelfi contro Ghibellini, nordisti contro sudisti, fascisti contro partigiani, mafia contro stato, governo contro magistratura – e peccato che all’ epoca non ci fosse ancora stata la caduta del secondo governo Prodi altrimenti avrei potuto spiegargli meglio cosa significa perdere una guerra per colpa del fuoco amico. Però, riflettendo meglio su quell’ episodio, mi sono convinto che una delle disgrazie del nostro paese, negli ultimi sessant’ anni, è stata proprio di non avere avuto veri nemici. […] Si veda che cosa è accaduto agli Stati Uniti quando è scomparso l’ Impero del Male e il grande nemico sovietico si è dissolto. Rischiavano il tracollo della loro identità sino a che Bin Laden, memore dei benefici ricevuti quando veniva aiutato contro l’ Unione Sovietica, ha porto agli Stati Uniti la sua mano misericordiosa e ha fornito a Bush l’occasione di creare nuovi nemici rinsaldando il sentimento d’ identità nazionale, e il suo potere. Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’ affrontarlo, il valore nostro. Pertanto quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.

[…] L’etica è dunque impotente di fronte al bisogno ancestrale di avere nemici? Direi che l’istanza etica sopravviene non quando si finge che non ci siano nemici, bensì quando si cerca di capirli, di mettersi nei loro panni. Non c’ è in Eschilo un astio verso i persiani, la cui tragedia egli vive tra loro e dal loro punto di vista. Cesare tratta i Galli con molto rispetto, al massimo li fa apparire un poco piagnoni ogni volta che si arrendono, e Tacito ammira i germani. […] Ma siamo realisti. Queste forme di comprensione del nemico sono proprie dei poeti, dei santi, o dei traditori. Le nostre pulsioni più profonde sono di ben altro ordine.

[…] Le recenti elezioni ci hanno mostrato quanto può la paura dei nuovi flussi migratori. Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l’ immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi.”

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10 risposte a Trovare un nemico

  1. teo ha detto:

    Celti, etruschi, romani, greci.. poi il regno di sardegna, il regno delle due sicilie, lo stato pontificio.. noi italiani siamo nati divisi, figli di culture diverse.. ci hanno unito a forza, quando sarebbe stato forse più prudente iniziare con uno stato federale, come sosteneva cattaneo.. non dobbiamo andare avanti senza diversità, bensì andare avanti nonostante le diversità, collaborando razionalmente.
    concordo sul fatto di non generalizzare: i rumeni sono latini quanto noi. Abbiamo culture più simili di quanto si pensi, a cominciare dalla lingua. Come noi italiani non siamo tutti “mafia, pizza e mandolino” loro non sono tutti “delinquenti e stupratori”.

  2. teo ha detto:

    Aggiungo ricordando inoltre che la romania è uno dei paesi col più basso tasso di criminalità. Questo perchè là c’è certezza della pena: chi viola le regole della buona convivenza è severamente represso.
    Noi vediamo tutti i rumeni come delinquenti, perchè tutti i delinquenti rumeni vengono qui da noi. Fuggono dal loro paese, perchè lì la giustizia è molto più efficace.

  3. savomacario ha detto:

    Non avendo mai avuto dei veri nemici ci siamo dovuti arrangiare e crearci dei nemici interni.
    Il ragionamento è assolutamente perfetto nella sua semplicità.

    Ora, però, sarebbe da chiedersi se gli svizzeri (che non sono certo più uniti di noi, anzi, solo sono stati più furbi al momento di proclamarsi nazione) considerano il Resto del Mondo come nemici che quando verrà il momento saranno sottomessi, altrimenti non posso immaginare come tante generazioni abbiano mantenuto la loro salute mentale senza un nemico contro cui accanirsi.

    @teo: posso capire la tua simpatia per la romania – che non condivido – ma non il tuo ragionamento.
    Affermi che la giustizia là è più efficace che qui, quindi possiamo supporre che tutto sommato là si viva meglio che qui, magari più poveri, ma di sicuro più felici…
    E allora perchè partire?

  4. vitt80 ha detto:

    mi è capitato di vedere sul sito di Repubblica queste foto
    http://roma.repubblica.it/multimedia/home/2217967
    che documentano la “rivolta popolare” degli abitanti del quartiere Prenestino, a Roma, contro un trans, reo di “esercitare” in zona e di ricevere i propri clienti in una capanna improvvisata montata lì vicino.
    l’immagine dei bravi ragazzi sorridenti che sbeffeggiano quella persona, la prendono per i capelli, la fotografano con il telefonino ed, infine, in un momento di grande soddisfazione, alzano orgogliosi il dito medio, mi ha profondamente colpita.
    la procedimentalizzazione della repressione degli illeciti, e la sua applicazione, si chiama giustizia.
    l’umiliazione gioiosa del più debole si chiama barbarie.
    p.s.
    per uno strano caso, questo genere di rivolta aggredisce sempre le prostitute, non mi risulta che ad essere insultato ed aggredito sia mai stato un cliente. o uno sfruttatore. chissà perché.

  5. teo ha detto:

    La tua obiezione savo è lecita. dopo la disgregazione dell’Urss la romania si è ritrovata in una situazione “anacronistica”.. piano piano sta cercando di riprendersi, ma comprendo che alcuni rumeni vogliano emigrare per trovare lidi migliori. Come abbiamo fatto a nostro tempo noi italiani e gli irlandesi. Insieme a questi migranti però si annidano pericolosi delinquenti. il perchè vengano qua ha possibili risposte: 1. fuggono all’estero perchè già ricercati nel loro paese 2. partono perchè è più facile rubare in italia che in patria. e rubare a un ricco è più remunerativo che rubare ad un povero..

  6. savomacario ha detto:

    Teo, mi dici: insieme ai migranti si annidano pericolosi delinquenti.
    Poi però tra le tue due possibili ragioni per venire qui in Italia non ce n’è una che possa comprendere rumeni onesti: ergo tutti i rumeni in Italia sono delinquenti.

  7. teo ha detto:

    Le mie due possibili ragioni erano riferite ai delinquenti.
    La ragione che spinge rumeni onesti a emigrare è semplicemente la ricerca di lavoro e stipendi più alti rispetto a quelli che percepirebbero in patria.

  8. savomacario ha detto:

    Perdonami ma il tuo commento precedente non era molto chiaro: effettivamente dovevo pensare che tu ti riferissi alla componente dei delinquenti, ma non l’ho fatto e mi sono lasciato trarre in errore.
    OT: Forse l’italiano non è la tua prima lingua? Forse questa tua simpatia per la romania è un po’… interessata?😀

  9. teo ha detto:

    No sono italiano non temere.. la tua foto sembra invece tradire vaghe ascendenze nordiche, forse irlandesi?

  10. bat59 ha detto:

    Se fossimo saggi esporteremmo (avremmo dovuto farlo da molto tempo) insegnanti ed educatori verso i Paesi dove ci sono persone a noi più affini, per insegnare la nostra lingua, cultura, leggi, storia e per incoraggiare i migliori a venire a portare lavoro e intelligenza in Italia.
    Abbiamo fatto finta che le migrazioni non esistessero e ci siamo beccati un po’ di tutto (e non sempre il meglio, anzi).
    Mi chiedo a volte, quando passo davanti a bar dove bivaccano giovani virgulti caciaroni, zozzi, malamente tatuati e piercingati, su macchine con musica a palla o su motorini smarmittati, che cosa penserebbero gli abitanti degli ordinati e puliti quartieri borghesi di Rabat, Amman o Ryad vedendoseli arrivare lì.

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