Savo: la metropoli assetata

foto di desi.italy su flickr

 

La mancanza d’acqua.

Ne parlavamo come fosse un problema del futuro. Anche chi non era tanto egoista da pensare che sarebbe stato un problema dei figli dei nostri figli e che non ce ne saremmo dovuti preoccupare, mai avrebbe immaginato che invece il pericolo si sarebbe manifestato fin da ora.

Barcellona è all’asciutto.

Per far fronte alla situazione, stamattina ha avuto inizio il piano d’emergenza studiato per salvaguardare la vita della metropoli catalana: un ponte navale con cisterne colme d’acqua in arrivo da Tarragona e Marsiglia.

Costo: 22 milioni di euro al mese.

Questo il rimedio temporaneo, dal prossimo autunno verrà inaugurata una tubatura da 180 milioni di euro approvata da Zapatero, che preleverà l’acqua dall’Ebro e la immetterà nell’acquedotto della città, tra le mille polemiche sollevate da Aragona e Valencia, che vorrebbero la loro parte d’oro blu. La guerra dell’acqua è ufficialmente iniziata.

info su: El Pais, The Indipendent, ANSA

by Savo

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4 risposte a Savo: la metropoli assetata

  1. batta ha detto:

    Grazie a Savo per averci segnalato questa notizia, che probabilmente passerà sotto silenzio sui media tradizionali, almeno da noi.
    In effetti l’acqua diventerà sempre più preziosa.

    Per approfondire:
    wikipedia
    water wars worldwide

  2. Sheree ha detto:

    I found this article rather interesting as I was unaware that lack of water was such an issue in Europe. I can relate well to this, as here in Australia there is such a water crisis and they seem to have left it too late to find a good solution.
    It is true that where there is a lack of water, much controversy will arise and huge costs will be involved to find a solution.
    Great article
    =)

  3. bat59 ha detto:

    “Nell’ipotesi che l’attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l’umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale” [ Massachusetts Institute of Tecnology -Club di Roma, 1972].
    Bisognerebbe rileggerlo e ragionare sui cento anni.
    Non so bene che linea segua ora il Club di Roma (www.clubofrome.org) che allora fu promotore del primo rapporto generale sui temi della sostenibilità dell’antropizzazione (in un modo “allegro” che ancora non aveva vissuto il primo shock petrolifero)

  4. batta ha detto:

    E’ ancora più interessante sapere che dopo la pubblicazione del 1972 (“The Limits to Growth“), essendosi avverati molti degli scenari descritti nel libro, gli stessi autori ne hanno publicato un’edizione aggiornata (“Limits to Growth – the 30-Year Update“) nella quale sono ancora più pessimisti!
    (Consiglio di leggere i documenti, anche se in inglese: sono molto istruttivi)

    “Il problema per i prossimi 70 anni non sarà più evitare il declino ambientale (ormai inevitabile) ma contenere e limitare i danni al pianeta e all’umanità. E’ troppo tardi per lo sviluppo sostenibile”

    Pur non condividendo questa tesi così estrema, credo che ci sia molto su cui riflettere, ma soprattutto che si debba agire.

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