Il vero vincitore

 

Il risultato elettorale della Lega sembra aver stupito tutti: politici che non si spiegano, analisti che cadono dalle nuvole, sondaggisti che (come al solito) non azzeccano le previsioni.

Forse perchè da buona parte dell’opinione pubblica la Lega è ancora vista come un movimento giovane, circoscritto, e i suoi fedeli come montanari ignoranti che ogni tanto si ritrovano per inscenare la ricostruzione di un torneo medioevale, o bere idromele e perpetuare strani riti pagani. La Lega non è niente di tutto questo. Questo è solo folklore, dietro al quale stanno dei politici seri e capaci. Bossi innanzitutto. Ma poi anche Maroni, e molti altri: soprattutto una schiera di amministratori locali, capaci e attenti alle esigenze della loro gente. Questo è un partito territoriale.

Ad esso non si possono applicare le etichette destra/sinistra: avendo come interesse esclusivo il territorio, è interclassista e comunitario. Poichè se migliorano le condizioni del territorio ci guadagnano tutti, potrà avere voti sia dagli imprenditori che dagli operai, per una volta uniti. Non deve preoccuparsi come i partiti nazionali di mediare tra interessi locali diversi e spesso contrapposti (metti la Puglia e la Val d’Aosta). Ciò le permette di stare al Governo, rivendicando pochi provvedimenti ritenuti utili e appoggiando lealmente gli alleati su tutto i resto.

Esattamente il contrario di ciò che è successo con la Sinistra estrema negli ultimi due anni: il governo Prodi tenuto in scacco su tutto, dalla politica estera al welfare, dalla finanziaria al più piccolo emendamento.

Nonostante l’accresciuto peso della Lega nella coalizione di governo, è probabile che lo schema si riproporrà, con sostegno agli alleati e richieste precise su temi sensibili: la sicurezza e le politiche sull’immigrazione sono priorità comuni. Più difficile la questione del federalismo fiscale: la Lega, partito regionale, punta a far avere il massimo di risorse possibile al Nord, mentre un partito nazionale come il PDL dovrà cercare di riequilibrare il divario con il Sud.

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Una risposta a Il vero vincitore

  1. bat59 ha detto:

    Nel box “Belpaese” di Repubblica del 25 aprile, a pag. 4, Alessandra Longo ironizza sui Celti della Padania, tra le cui ridicole iniziative ci sarebbe un convegno nel quale si discute del “grande cerchio di pietre di Como”.
    Si tratta di un ritrovamento archeologico – avvenuto durante i lavori di costruzione del nuovo ospedale di Como – che Adriano Gaspani, studioso dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Osservatorio Astronomico di Brera, definisce “decisamente inusuale, probabilmente un caso unico per l’ambiente preistorico e protostorico”.
    In sostanza si potrebbe trattare del più antico centro di osservazione astrale strutturato, di importanza assimilabile a quella di Stonehenge.
    Il serio problema da porre è quello della salvaguardia del sito, nel quale le osservazioni da satellite segnalano la presenza di altre importanti strutture, mai venute alla luce, e che potrebbero essere compromesse dal progredire dei lavori dell’ospedale.
    Credo che l’arma dell’ironia sia delicata e talora rischi di costituire un semplice sipario al di là del quale rimangono nascoste delle realtà che andrebbero esplorate.
    Ne condivido l’uso nei confronti delle derive dell’incultura proclamata come assurdo ‘valore’; ma credo si debba essere estremamente attenti ad usare invece gli strumenti dell’analisi e della miglior conoscenza per superare quelle pericolose derive.
    Si potrebbe per esempio scoprire che lo studio della storia e della cultura dei Celti nelle opere di Venceslas Kruta, può portare a negare l’inesistente “padania” per orientare invece alla ricostruzione del nord Italia in termini o inter- o infraregionali decisamente interessanti anche per la politica di oggi (ad esempio per quanto riguarda la realtà insubre, territorialmente decisiva nelle recenti elezioni politiche).

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