Analisi del voto

 

 

 

Proviamo a ragionare a mente fredda sul risultato delle elezioni, tenendo sott’occhio i dati definitivi.

BERLUSCONI: ha vinto, e doveva vincere, dopo la fine disastrosa del governo Prodi. Ha vinto bene, ma attenzione: il PDL ha preso meno della somma dei voti di Forza Italia e AN, segno che gli italiani ancora una volta gli hanno dato fiducia. E’ la terza: nessuno di solito ha così tante occasioni per dimostrare qualcosa… Berlusconi ne ha già sprecate due, ora non può più sbagliare: o diventa un uomo di Stato e si toglie di dosso l’etichetta di showman che si è guadagnato in anni di battute, gaffes, e scivoloni; oppure passerà alla storia proprio con questa fama, ricordato come l’uomo che ha avuto le più ampie maggioranze e i governi più forti della seconda repubblica e non è riuscito a combinare nulla di buono (per l’Italia; per se stesso si).

BOSSI: ha vinto, e più di Berlusconi. La Lega è cresciuta molto, intercettando voti provenienti da tutte le direzioni. Peserà molto nel prossimo governo, e speriamo che non freni lo sviluppo e le riforme necessarie.

VELTRONI: ci ha provato, nonostante la situazione fosse disperata. Ha avuto poco tempo, ma gli va dato atto di aver condotto una campagna elettorale diversa da quelle a cui siamo abituati, e di aver proposto un nuovo clima: speriamo che il messaggio venga recepito anche dalle altre forze politiche.

DI PIETRO: discorso analogo a quello per la Lega, l’Italia dei valori ha raccolto voti di protesta, e paradossalmente potrebbe andare ad occupare l’area a sinistra del PD, perseguendo le politiche più “radicali”.

BERTINOTTI: e tutti gli altri, sono affondati in un enigma che nessuno riesce a risolvere: dove sono finiti più di due milioni di voti? Per la prima volta la sinistra radicale non è rappresentata in Parlamento. Ci sarà da ricostruire un progetto: da subito, e con altre persone.

CASINI: ha retto l’urto dell’invito al voto utile, conservando seggi sia al Senato che alla Camera. Può considerarsi un buon risultato

SANTANCHE’: anche la destra estrema rimane fuori dal Parlamento, colpita dallo tsunami che ha investito i partiti minori: non è bastata l’esposizione mediatica della candidata, a colpi di litigi con Berlusconi e la Mussolini.

I SONDAGGISTI: hanno perso, se così si può dire; si moltiplicano le proposte per abolire gli inutili e fuorvianti exit-poll, basati sul nulla: anche questa volta non ci hanno azzeccato per nulla.

GRILLO: nessuna astensione di massa (-4%). Nelle democrazie vere, la Casta non si combatte come vorrebbe Grillo, con strepiti e insulti. 

 

Infine, un breve sguardo anche sulle reazioni a caldo della stampa estera:

 

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