Come nel caso degli ombrelli in Cina, siamo di fronte a un’altra conferma del fatto che quando un regime perde il consenso su cui si fonda e il potere con cui controlla un Paese, i suoi tentativi di censura e di controllo dell’informazione scadono spesso nel grottesco.
Di fronte alle manifestazioni con milioni di persone in piazza a contestare i risultati delle elezioni, il regime iraniano non trova di meglio da fare che modificare con Photoshop le immagini di una manifestazione in suo favore, per far sembrare maggiore il numero dei suoi sostenitori. E non è nuovo alle immagini ritoccate, visto che qualche mese fa aveva fatto lo stesso con il lancio di alcuni missili.
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Da un altro punto di vista, quello che sta succedendo in questi giorni in Iran è molto interessante, oltre che ovviamente drammatico per la popolazione del luogo. I media tradizionali sono infatti quasi del tutto tenuti sotto controllo dal Governo iraniano, che non permette loro di raccogliere notizie e realizzare una copertura completa degli avvenimenti. Buona parte di quello che sappiamo ci viene da Internet. Migliaia di utenti della rete, in Iran, trasmettono informazioni all’esterno tramite gli aggiornamenti di Twitter, le email e i video su Youtube. Addirittura il governo americano a chiesto a Twitter di rimandare un intervento di manutenzione che avrebbe impedito per qualche ora lo scambio di messaggi, allo scopo di non interrompere il flusso di informazioni. Il regime ovviamente cerca di impedire la fuga di informazioni, ma non è facile censurare internet.
All’esterno, c’è chi si da da fare per aiutare con ogni mezzo coloro che protestano, ritrasmettendo le notizie e cercando di depistare i tentativi di censura del governo: qui trovate cinque consigli per chi vuole dare una mano, nel suo piccolo.
Per rimanere aggiornati, consiglio il blog di Andrew Sullivan (tra i blog italiani, Francesco Costa) e, per le notizie in tempo reale, il tag #iranelection su Twitter.



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