foto di Claudio Cicali su flickr
Vi faccio praticamente una cronaca in diretta di una discussione tra italiani e stranieri. Si parla di molte cose: Napoli, tasse, mafia, nucleare, Berlusconi, stranieri, sicurezza…
Sento una serie infinita di luoghi comuni sul nostro Paese: probabilmente molte cose sono vere, purtroppo.
Ma il problema è che le cose peggiori le dicono i miei connazionali. E’ questo che non capisco: noi italiani abbiamo una straordinaria capacità di lamentarci e di sottolineare tutti gli aspetti peggiori del nostro Paese. Penso che fosse Beppe Severgnini che diceva che anche gli altri Paesi hanno i loro problemi, ma li sanno nascondere meglio.
Molte sono le somiglianze tra l’Italia e gli Stati Uniti, nonostante le enormi differenze. Per esempio, anche qui negli Stati Uniti ci sono libri che potrebbero essere stati stampati qui, identici. Provate a tradurre questo titolo: non potrebbe essere l’ultimo best-seller sulla situazione istituzionale del nostro Paese?
E quest’altro, non sa molto di protesta “alla Grillo”?




1 Commento
25 Luglio 2008 alle 21:30
Ho letto questa storia
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=104191
Non so se gli Stati Uniti sono diventati un grande Paese perché hanno accolto persone che arrivavano da tutto il mondo, rischiando di trovarsi in casa qualche centinaio di mafiosi italiani, qualche violento irlandese, ma raccogliendo l’intelligenza, la volontà, le speranze di milioni di emigranti.
Non so se la ricchezza tedesca dipenda dall’avere rischiato di accogliere qualche migliaio di delinquenti pur di accogliere e dare casa, istruzione e lavoro a nove milioni di turchi, curdi, albanesi, slavi.
Di certo noi siamo destinati a rimanere una piccola nazione di poveracci spaventati