Redditi e privacy

 

Vi invito ad ascoltare l’intervista di Repubblica.tv a Stefano Rodotà, ex Presidente dell’Autorità Garante della Privacy. Un uomo che non urla, anzi, ma è rispettato e stimato da tutti. Che dite, c’è da fidarsi oppure è anche lui un servo?

In breve, sostiene due cose: la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi è perfettamente legittima dal punto di vista legale (D.P.R. 600/1973, art.69) e al massimo si possono fare considerazioni sull’opportunità del provvedimento per tempi e modalità; lo scopo è quello di permettere ai cittadini di effettuare un “controllo diffuso” di legalità; l’argomento secondo cui questo favorirebbe la criminalità è vecchio e soprattutto non sta in piedi, i criminali hanno ben altri metodi per sapere ciò che gli serve, e lo scoprono comunque.

Io penso che in teoria non ci sia alcun problema: la pubblicazione è stata fatta in applicazione della legge, e sarebbe desiderabile che la trasparenza si tramuti in controllo di legalità generale, diffuso appunto. Detto questo, dobbiamo tenere conto che in questo Paese forse la cosa può avere effetti controproducenti: ci sarebe un controllo di curiosità, più che di legalità.

Inoltre, sono pienamente d’accordo con chi dice che i criminali non hanno bisogno della dichiarazione dei redditi per sapere ciò che gli serve. Chi usa questo argomento sa molto di ipocrita.

Considerazione finale: in realtà i dati erano già disponibili, ma bisognava andare in comune, farsi identificare e seguire una complessa procedura che scoraggiava i più. Ma non i giornali, che infatti periodicamente pubblicano le dichiarazioni di personaggi conosciuti. Internet rende tutto molto più facile e veloce. E allora perchè non si mettono a disposizione i dati solo a patto che ci si registri? Si lascerebbe una traccia, potrei persino controllare chi ha controllato la mia dichiarazione!

Ne parlano, con posizioni simili e non, Luca De Biase, Luca Sartoni, Stefano Quintarelli e Roberto Dadda. E molti altri.

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5 risposte a Redditi e privacy

  1. Gianni Lombardi ha detto:

    La visione che la criminalità avrebbe altri mezzi per trovare le sue vittime, oppure che sia un’argomentazione ipocrita di Grillo è un po’ superficiale. Basta avere un’infarinatura minima di data mining per capirlo. Purtroppo.

  2. Il provvedimento del garante infatti non contesta la pubblicità dei dati, ma il mezzo di diffusione.

    Tutta la normativa sulla privacy infatti si fa più severa in caso di utilizzo di strumenti informatici.

    Inoltre a mio parere c’è un problema di trasparenza. Es. redditi di capitale possono non transitare in dichiarazione (es. è la banca stessa che effettua ritenute, ecc) oppure politica dei dividendi, ecc

    insomma non capisco proprio l’utilità della pubblicità su internet.

    Piuttosto basterebbe semplificare le norme e migliorare i controlli. ma spesso fa più effetto la demagogia.

  3. batta ha detto:

    A me pare invece proprio ipocrita; o quantomeno non corretta. I dati, come ho già detto, erano già disponibili andando nei singoli comuni: molto più complicato, certo, ma non penso che chi vuole fare un rapimento non abbia voglia di passare qualche ora a fare ricerche, nè che sia un problema fare in modo di non usare la sua vera identità.

    In effetti, la questione non è sulla sostanza ma sulla forma della diffusione: io pensavo a un sistema di riconoscimento simile a quello per consultare i dati in forma cartacea, ma è evidente che basta una persona che accede ai dati e li copia, e questi sfuggono a qualsiasi ulteriore controllo.
    Si, non sono d’accordo con i tempi e le modalità del provvedimento: andavano valutati meglio.

    Grazie dei commenti! :-)

  4. teo ha detto:

    D’accordo con te sul fatto che l’errore consta semplicemente sulla modalità.. non sul fatto in sè.
    Grillo lascia che si lamenti.. sa fare solo quello.. pretendeva la trasparenza di informazione.. beh l’ha avuta.. perchè ha da ridire?

  5. savomacario ha detto:

    Caro teo, ora che i nomi degli evasori sono noti a tutto il Paese, e potenzialmente a tutto il mondo, cambierà secondo te qualcosa nella lotta all’evasione? Io non credo.
    Ad ogni modo, per quello che conta, la reputazione di queste persone è infangata, per quanto non so, ma senza dubbio infangata.
    Ma soprattutto: esistono persone pagate per fare questo lavoro, a loro il compito di controllare e giudicare.

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