1 Luglio 2009

Sul ruolo dei giudici

corte cost

“La svalutazione dell’opera e della funzione dei giuristi coincide sempre, nella storia, con la decadenza del pensiero civile e con l’oscuramento delle libertà politiche: quando il metodo dei giuristi è ridotto a una casistica fredda sterile, indegna del nome di scienza, e lo studio del diritto a un imparaticcio molesto delle norme di leggi vigenti, la società, di regola, o esce da una crisi o sta per entrarvi.

Il regime dispotico – sia pure quello di Bonaparte – chiede alle sue scuole che gli preparin dei giuristi che siano esecutori e non critici, che applichino le leggi, non le giudichino.”

Angelo Sraffa, “La riforma della legislazione commerciale e la funzione dei giuristi”, su Rivista di diritto commerciale, 1913

Questa riflessione sul ruolo dei giuristi e del diritto nella società (sulla quale riflettevo da un po’), le teorie sui rapporti tra il potere politico e quello giudiziario, e tutte le convinzioni che secoli di cultura giuridica moderna ci hanno lasciato, mi pare che si sbriciolino all’istante di fronte alla notizia di una cena durante la quale, allo stesso tavolo, siedevano chi è (sostanzialmente, anche se non formalmente) imputato, e alcuni dei giudici che dovranno decidere del suo destino; tra questi in particolare Luigi Mazzella, giudice della Corte Costituzionale eletto dal Parlamento nel 2005, già Ministro nel Governo Berlusconi tra il 2002 e il 2004.

Poi si può anche sostenere la più assoluta buonafede dei protagonisti, si può invocare il diritto a incontrare chi si vuole, si può perfino sostenere, come ha fatto Elio Vito rispondendo ad una interrogazione parlamentare, che in quella cena “non si è parlato di lodo Alfano”. Certo è che solo qui possono succedere queste cose, e fanno pensare.

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23 Giugno 2009

Il potere del crowdsourcing

minzolini

Crowdsourcing vuol dire anche avere la possibilità di sbugiardare le persone quando si rendono protagoniste di comportamenti ridicoli e inaccettabili, grazie alla potenza e alla memoria di Internet.

Il prode Minzolini, nel 1994, in un articolo di Repubblica:

“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. Il rinnovamento del Parlamento italiano è un fenomeno anche sociologico di cui la stampa deve dare conto: io non dimentico mai che il mio referente è il lettore e non il politico e che il mio compito è quello di rappresentarlo come è senza mediazioni”. [...] La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”.

Lo stesso Minzolini, nel 2009, nel discorso (video) in cui difende la scelta di non aver dato una notizia di cui tutto il resto d’italia, tranne il suo telegiornale, parla:

“Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”. [...] “Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico”.

Del resto, se si applicasse rigidamente il principio qui espresso, i mezzi di informazione non potrebbero dire una parola su nessuna inchiesta in corso, fino al passaggio in giudicato di un’eventuale sentenza. Una strada chiaramente non praticabile in una democrazia degna di questo nome.

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22 Giugno 2009

Referendum confermativo

referendum

Come ampiamente previsto, probabilmente il referendum per la modifica della legge elettorale non raggiungerà il quorum. Del resto, sono almeno 15 anni che nessun referendum raggiunge il numero minimo di voti per essere considerato valido. E questo fatto dovrebbe far riflettere coloro che si ostinano a vederlo come l’unico strumento in grado di cambiare le regole della democrazia in Italia.

I vari Guzzetta, Segni, Pannella, nonostante siano da ammirare per la tenacia e l’impegno profuso nel promuovere le consultazioni, dovrebbero fermarsi e ragionare sui reali effetti che i loro sforzi provocano: purtroppo è molto facile far fallire un referendum, grazie alla vergognosa (e antidemocratica) arma dell’invito all’astensionismo. E di fronte ai risultati, è molto facile affermare che, siccome gli italiani non si sono espressi contro la legge in questione, vuol dire che agli italiani la legge va bene così com’è.

Ragionamento già fatto in occasione della consultazione sulla legge sulla fecondazione assistita nel 2005 (poi per fortuna modificata in parte per via giurisprudenziale), e che non tarderà ad essere riproposto a partire da domani, così che questo referendum sarà stato un involontario favore a tutti quei partiti a cui l’attuale legge elettorale (il famoso porcellum) va benissmo così. In questo modo potremo sognarci una modifica della legge, ipotizzata da qualcuno nei mesi precedenti.

Rafforzare la legge che si vuole cambiare è un rischio troppo grande e i promotori dei referendum dovrebbero tenerne conto la prossima volta.

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20 Giugno 2009

Rispetto la legge: quella del più forte

17 Giugno 2009

La rivoluzione, su internet

green revolution iran

Come nel caso degli ombrelli in Cina, siamo di fronte a un’altra conferma del fatto che quando un regime perde il consenso su cui si fonda e il potere con cui controlla un Paese, i suoi tentativi di censura e di controllo dell’informazione scadono spesso nel grottesco.

Di fronte alle manifestazioni con milioni di persone in piazza a contestare i risultati delle elezioni, il regime iraniano non trova di meglio da fare che modificare con Photoshop le immagini di una manifestazione in suo favore, per far sembrare maggiore il numero dei suoi sostenitori. E non è nuovo alle immagini ritoccate, visto che qualche mese fa aveva fatto lo stesso con il lancio di alcuni missili.

iran photoshop

(clicca per ingrandire)

Da un altro punto di vista, quello che sta succedendo in questi giorni in Iran è molto interessante, oltre che ovviamente drammatico per la popolazione del luogo. I media tradizionali sono infatti quasi del tutto tenuti sotto controllo dal Governo iraniano, che non permette loro di raccogliere notizie e realizzare una copertura completa degli avvenimenti. Buona parte di quello che sappiamo ci viene da Internet. Migliaia di utenti della rete, in Iran, trasmettono informazioni all’esterno tramite gli aggiornamenti di Twitter, le email e i video su Youtube. Addirittura il governo americano a chiesto a Twitter di rimandare un intervento di manutenzione che avrebbe impedito per qualche ora lo scambio di messaggi, allo scopo di non interrompere il flusso di informazioni. Il regime ovviamente cerca di impedire la fuga di informazioni, ma non è facile censurare internet.

All’esterno, c’è chi si da da fare per aiutare con ogni mezzo coloro che protestano, ritrasmettendo le notizie e cercando di depistare i tentativi di censura del governo: qui trovate cinque consigli per chi vuole dare una mano, nel suo piccolo.

Per rimanere aggiornati, consiglio il blog di Andrew Sullivan (tra i blog italiani, Francesco Costa) e, per le notizie in tempo reale, il tag #iranelection su Twitter.

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14 Giugno 2009

Prepariamoci

Arrivano i nazisti dell’Illinois.

gni

Per chi non avesse seguito la notizia, questi signori un po’ ridicoli hanno costituito un’organizzazione paramilitare chiamata Guardia Nazionale Italiana e sono “pronti a entrare in azione” quando saranno legalizzate le ronde. La procura di Milano ha aperto un’inchiesta e ipotizza il reato di apologia del fascismo.

Per inciso, segnalo anche che la polemica è scoppiata sui giornali e sui media mainstream solo in questi giorni, mentre su internet la notizia era già diffusa: non so se questa è la fonte principale della scoperta di questo movimento, ma è la più datata che ho trovato e siamo al 15 maggio. Oggi è il 14 giugno e i giornali arrivano sulla notizia un mese dopo.

UPDATE: in rete spuntano come funghi nuovi video su questo movimento, che si definisce apolitico ma non lo è. L’uomo della foto si chiama Massimo Carretti.

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9 Giugno 2009

Il primo sindaco di colore? Della Lega

cane_sandy

Il primo sindaco di colore in Italia si chiama Sandra Maria Cane, detta Sandy, è stata eletta a Viggiù, in provincia di Varese, ed è leghista.

Segno che la politica leghista nei confronti degli stranieri sta cambiando? Sandy dice di essere stata accolta benissimo dal partito di Bossi, di non avere avuto quasi mai problemi di razzismo in Italia, e di avere (ovviamente) come mito Barack Obama. Il suo programma elettorale è semplice e molto concreto, come del resto è naturale per un piccolo paese: ripulire il centro, troppo sporco, e incrementare il turismo.

E cosa pensa dell’immigrazione? Chi ha un lavoro e paga le tasse non ha nulla da temere, mentre i clandestini devono essere messi su un aereo e via. “La legalità è un valore della Lega, ma anche molto americano”.

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9 Giugno 2009

Ma vi sembra normale?

banane

Dieci domande (visto che ora il format va di moda) di Massimo Gramellini sulla Stampa di oggi.

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.

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8 Giugno 2009

Dati definitivi

euparl

L’affluenza alle urne per le elezioni europee è stata abbastanza bassa (65%, in calo di 6 punti rispetto al 2004), ma migliore rispetto agli altri Paesi (media UE 43%).

I risultati vedono il PDL al 35,2, il PD al 26,1, la Lega al 10,2, IDV al 7,9, UDC al 6,5, mentre nessun’altra lista ha superato la soglia di sbarramento del 4%. Per conoscere i candidati eletti al Parlamento europeo bisognerà aspettare ancora qualche ora, con la chiusura degli spogli e il calcolo dei resti.

In tutta Europa si registra un generale arretramento dei partiti di sinistra, sconfitti ad esempio in Francia, ma anche in Spagna dove sono al governo con Zapatero, e in Gran Bretagna anche per colpa del recente scandalo dei rimborsi ai ministri del governo Brown. Il PPE resterà il più grande gruppo nel Parlamento, ma il suo vantaggio sui socialisti è destinato ad aumentare ancora.

In Italia, il Pd crolla di 7 punti rispetto a un anno fa, come previsto, ma riesce a salvarsi in corner e ad evitare una sconfitta ancora più pesante che probabilmente avrebbe affossato definitivamente il suo progetto. L’IDV raddoppia i suoi consensi, intercettando una parte dei delusi democratici, mentre i partitini della sinistra ancora una volta condannano se stessi all’esclusione dalla vita politica (in questo caso europea), mentre se si fossero presentati uniti avrebbero ampiamente superato la soglia di sbarramento.

I rapporti di forza all’interno della maggioranza si riassestano: la Lega riesce a superare la soglia psicologica del 10%, in Veneto è il secondo partito per una manciata di voti, e si afferma in tutto il Nord. Forse la più grossa sorpresa è proprio il risultato del PDL, che si ferma al 35,2%, a fronte del 37% delle politiche del 2008, ma soprattutto lontanissimo dal 40-45% che Berlusconi dava per certo: direi che sarebbe ora di cambiare sondaggisti.

In ogni caso il dato interessante è che il governo resta ben al di sotto del 50% e, a parti invertite, sarebbero già cominciate le richieste di dimissioni a un governo che non rappresenta la maggioranza degli italiani. Questa situazione deve indurre a una seria riflessione in vista del referendum, e deve spingere l’opposizione a creare una credibile alternativa al governo, se un giorno vorrà sperare di vincere.

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7 Giugno 2009

La censura dell’ombrello

Tianasquare

La notizia è di qualche giorno fa ma merita di essere riportata.

In questi giorni si celebra il ventesimo anniversario degli scontri di Piazza Tienammen, in Cina, scaturiti dalle proteste contro il governo cinese di allora. Il bilancio di quei tragici giorni, sebbene le fonti non concordino sulle cifre, può essere fissato in diverse centinaia di morti e migliaia di feriti. E’ comprensibile quindi che il regime cinese, che tuttora è molto lontano dal concedere una vera libertà di stampa e controlla il flusso di informazioni che arrivano ai propri cittadini, cerchi di minimizzare l’accaduto e di non celebrare in alcun modo la ricorrenza.

Per l’occasione, le maglie del forte controllo cinese su Internet si sono strette ancora di più, arrivando a impedire l’accesso a diversi social network come Twitter o Flickr, e all’eliminazione delle discussioni indesiderate. Perfino il blocco di siti internazionali di informazione e di quotidiani come il Financial Times. Nonostante esistano molti modi per aggirare la censura e l’oscuramento dei siti, questi metodi restano sconosciuti alla stragrande maggioranza degli utenti internet in Cina.

Il regime tenta di censurare anche il flusso di informazioni verso l’esterno: ma non potendo impedire a un giornalista della CNN di registrare un servizio sull’anniversario proprio in Piazza Tienammen, ha ingaggiato agenti dei servizi segreti e poliziotti per questa messa in scena, che a tratti pare un po’ ridicola ma ci fa capire fino a che punto può spingersi una dittatura per censurare le notizie.

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